sabato 10 dicembre 2011

Tunisia per tutti

Gli ebrei della Tunisia rifiutano per l'ennesima volta la richiesta di trasferimento avanzata dallo stato d'Israele, disapprovando le continue richieste del vice-premier israeliano a '' ricongiungersi'' allo stato ebraico. 

Perez Trabelsi , presidente della comunità ebraica di Djerba

La comunità ebraica della Tunisia ha rifiutato per l'ennesima volta  la proposta di trasferimento inviata dal vice-premier israeliano Silvan Shalom , che pur di facilitare loro l'emigrazione ha messo a  disposizione della comunità  ingenti aiuti finanziari. In un comunicato , il presidente della comunità ebraica dell'isola di Djerba, Perez Trabelsi , ha esortato gli ebrei tunisini a rinunciare all'aiuto finanziario offerto da Israele per il loro trasferimento nella '' terra promessa''

'' Siamo prima di tutto tunisini , non abbiamo alcun problema a convivere con la maggioranza musulmana . Nessun ebreo dovrà lasciare la Tunisia'' ha aggiunto. 



mercoledì 7 dicembre 2011

Contro sciopero del pane.

Un sit-in di protesta indetta dagli abitanti della città di Jendouba ( nord-ovest della Tunisia) sta completamente bloccando le attività di produzione di lievito naturale da parte della fabbrica '' Rayen'', fornitrice di lievito per 80 % dei panifici tunisini. 

Stabilimento '' Rayen''
Sono settimane che si protesta a Jendouba , città a 154 Km a ovest di Tunisi, dove gli operai  della società generale delle industrie del nord ,Fabbrica per la produzione dello zucchero, hanno indetto un sit-in per chiedere la regolarizzazione della loro situazione e l'assunzione di un numero non precisato di cittadini della regione, di seguito il sit-in ha di fatto bloccato le attività di produzione della fabbrica di lievito '' Rayen'', in quanto impiantato nello stesso stabilimento. Come conseguenza ,Giovedi 8 settembre tutti i panifici sparsi per la Tunisia hanno indetto uno sciopero generale per protestare contro il sit-in degli operai della fabbrica di zucchero.

Laboratorio d'analisi della  fabbrica '' Rayen''









La direzione della fabbrica '' Rayen'' ha espresso profonda paura nel caso in cui il sit-in venga prolungato,ricordando che all'interno della fabbrica sono presenti prodotti  chimici pericolosi e macchinari ad alta tensione che richiedono una manutenzione giornaliera da parte di tecnici qualificati, oltre al rischio di un possibile blocco del sistema informatico aziendale.


martedì 6 dicembre 2011

Obbligo solidarietà

Bilancio 2012 : Il governo di El Beji Caid Sebsi proporrà un prelievo pari a 4 giorni lavorativi sui salari.  Una sorta di contributo speciale da parte dei dipendenti del settore pubblico e privato. 


La solidarietà è ormai d'obbligo in Tunisia, i tunisini sono chiamati a contribuire ad alleggerire la pressione sul bilancio di stato per l'anno 2012. Il progetto, elaborato dal governo di transizione di El Beji Caid Sebsi proporrà un prelievo pari a 4 giorni lavorativi sui salari dei dipendenti del settore pubblico e privato come forma di '' contributo speciale '' al bilancio di Stato. La decisione è stata presa per far fronte ai impatti finanziari attesi dalle decisioni proposte nel progetto di legge finanziaria, relative in particolare all'abolizione dell'imposta da bollo sui viaggi e alle misure di beneficio fiscale e finanziario delle imprese .

Non è stato ancora precisato se nel progetto di bilancio proposto al prossimo governo si effettueranno prelievi in un'unica operazione , oppure in maniera frammentaria. 

giovedì 1 dicembre 2011

Animi incadescenti

Moncef Marzouki
Nei giorni scorsi  un gruppo di salafiti ha attaccato la facoltà di lettere della Mannouba ( Tunisi) in seguito al divieto emanato dalla facoltà di portare il '' nikab '' all'interno delle proprie aule . Il CPR  ( Congres pour la Republique) con a capo Moncef Marzouki ha rilasciato un comunicato, invitando le parti a non gettare ulteriore '' benzina sul fuoco'' circa i recenti avvenimenti .


Il Congress pour la Republique di Moncef Marzouki, attuale presidente della repubblica, ha rilasciato un comunicato circa i recenti avvenimenti che hanno coinvolto la facolta di lettere della Manouba, dove un gruppo di salafiti hanno attaccato il complesso universitario in risposta al divieto emanato dalla facolta , di portare il nikab all'interno delle proprie aule.Il comunicato condanna  le violenze  invitando le parti coinvolte ad assumersi  le proprie responsabilità circa le violenze dei giorni scorsi che hanno coinvolto il complesso universitario. Chiedendo di non gettare ulteriore'' benzina sul fuoco'' circa i recenti avvenimenti vista la delicata situazione che sta attraversando il paese , invitando le parti coinvolte ad un maggiore dialogo.


Comunicato in lingua araba del Congres pour la Republique
circa i recenti avvenimenti.



martedì 29 novembre 2011

Il poeta guardiano della democrazia

                                                                     NOSTALGIA 


                         
                                     ''  Ho abbandonato un paese che mai mi ha abbandonato ''
                                             ''Ho lasciato un nido che mi ha sempre protetto''
                                                    '' Ho lasciato casa, e che casa''
                                                     '' Piena d'amore e di calduccio''
                                             ''  Che esce da ogni muro e da ogni stanza ''   


                                                                                                             Ramzi Harrabi                                                                               
                                                                       




Ramzi Harrabi


Poeta , artista , scrittore , cantante , esperto di interculturalità e responsabile IRIE . Non è una lista di mestieri ma bensi quella delle doti di un singolo uomo , Ramzi Harrabi 34 anni abitante da anni a Siracusa ma originario di Sousse ( Tunisia) è stato uno dei  guardiani della democrazia che hanno difeso la credibilità delle elezioni dai potenti sostenitori di Ben Ali in Sicilia  che ne bramavano il fallimento. Ma chi è veramente Ramzi Harrabi, chi si nasconde dietro questo straordinario mosaico di doti. Per capirlo lo abbiamo intervistato.......






1° - Come e quando sei arrivato in Italia ? Come è stato il tuo impatto con l'ambiente siciliano?

Sono arrivato nel 2000, in un paesino di nome Lentini nel siracusano, per raggiungere mio padre che ci viveva da 25 anni, sinceramente non è stato facile, da Sousse a Lentini era stato un cambiato socio-culturale davvero traumatizzante , senti' trasformarmi da Leone a Gallina. NON  E'  FACILE SRADICARSI.


2° -Raccontami  del tuo percorso da autodidatta e come sei riuscito a diventare l'artista che sei ? 



Sinceramente anche in Tunisia ero artisticamente attivo, solo che il mio entourage chiedeva altro,come ogni paese del mediterraneo anche in Tunisia  una buona parte della gioventù aveva obbiettivi superficiali come ballare ,vestirsi alla moda ed essere figo a tutti i costi , anch'io ero cosi  in quanto vivevo  in una società dove dovevo opprimere le miei doti intellettive per fare il '' moderno''.
Comunque  la mia vena artistica era condizionata da due fattori , il mio talento calcistico e l'ambiente sociale  ma nonostante ciò ho lasciato un impronta geniale in Tunisia , sono stato uno dei primi che ha ideato i tatuaggi al Hennè in stile europeo nel lontano 1996 ....Oggi  ogni volta che faccio ritorno  a casa e vedo tutti questi  giovani che fanno tattuaggi all'Henne  per vivere , mi chiedo se  conoscono l'ideatore….. La mia generazione  lo sà .
Ecco caro Rabih , il talento è un dono ed io cercai in un primo momento di nasconderlo ma una volta in Sicilia mi fu utile per distruggere la solitudine e il trauma  ''dello sradicamento dalla mia terra'' e poi a dir la verità ho trovato un Italia che ha fame di interculturalità e con una grande voglia di amare il prossimo.



3°- Come tutti gli artisti tunisini ti sarà stato chiesto di esibirti nell'anniversario del 7 Novembre , giorno del colpo di stato di Ben Ali , Qual'è stato il tuo rapporto con il passato regime? 

( Risata) non mi fu mai chiesto , perché secondo me sapevano già la risposta, sai benissimo che il regime sapeva persino cosa mangiavi a tavola figurati se non sanno come la pensi su certi temi.
Il mio rapporto era pacifico ,nel senso che non ho mai alzato la voce contro questo regime e non ho mai collaborato con esso. Ho convissuto come tanti tunisini con quella realtà senza esserne  figlio o partner …

4°- Raccontaci delle tue emozioni, dei tuoi pensieri , dal 17 Dicembre 2010 al 14 Gennaio 2011 , date importanti della storia tunisina? 

Prima non capivo bene cosa stava succedendo, le notizie che arrivavano parlavano di una rivolta per il pane rimasi sorpreso, rivolta del pane?? In un paese dove il pane non era mai mancato ,dove solo 3 mesi prima era tutto normale ??? ma  poi le cose iniziarono pian piano ad essere  più chiare , era una rivoluzione . Quando Ben Ali   fuggi', senti' un peso che non sapevo di avere togliersi , camminavo e cantavo l’inno nazionale tunisino senza rendermi conto di chi mi stava  attorno . E' straordinario quello che avevano fatto i giovani tunisini , davvero una lezione di vita


5° - Raccontaci come hai fatto  a diventare uno dei guardiani del passaggio democratico tunisino?

Sono stato fortunato e onorato di essere stato selezionato dell'Istanza superiore Indipendente per le elezioni come membro della Istanza regionale IRIE ( Roma)  assegnandomi il compito di gestire le elezioni  in Sicilia , non è stato facile ,era pesante  ma allo stesso tempo bellissimo ed emozionante sapere che stavamo riscrivendo la storia e  fare parte di un cambiamento geopolitico grazie ad un evento spontaneo chiamato “Rivoluzione Tunisina” è stato bello perché non cera dietro nessuna lobbi internazionale e nessun partito infame  , c'era soltanto il popolo.
Caro Rabih, sono onoratissimo di aver offerto la mia professionalità alla mia terra , avrei potuto fare un partito e cavalcare la storia , ma con tutta umiltà ti dico che ho scelto di riscrivere la storia in tutt'altro modo. 



6°- Tue considerazioni sulla futura Tunisia? 

Carissimo, la Futura Tunisia  sarà la patria della democrazia , quella vera però , quella che ancora non esiste quella che tutto il mondo la vuole ma non la trova ,quella democrazia che viene dal basso, sarà un modello alternativo al modello occidentale, ma tutto questo se i tunisini lo vorranno veramente perché purtroppo la Tunisia non è abitata da angeli, ma da uomini.  



   

                                      Ramzi Harrabi , il poeta guardiano della democrazia.











lunedì 28 novembre 2011

Dichiarazione Sindacale dell UGTT( Union Gènèral Tunisienne du Travaille)

                                                              Union Gènèral Tunisienne du Travaille ( UGTT)
Union Gènèral Tunisienne du Travaille ( UGTT)

Traduzione del documento sindacale rilasciato il 7 maggio 2011  dal  '' Syndicat Gènèral De l'enseignement Secondaire'' in seguito alla feroce repressione subita.

                                                                    Dichiarazione

Ritorna alla luce dopo un pò di tempo una repressione nelle strade presidenziali della capitale e nelle varie città che non avevamo conosciuto neanchè ai tempi del dittatore deposto,con il ritorno della macchina delle intimidazioni e del terrorismo poliziesco, capace di tirarsi indietro contro vandali e nemici della rivoluzione e di combattere cittadini e giovani della rivoluzione favorevoli a un cambiamento della politica del governo di transizione . Quello che è successo il 5 e 6 maggio scorsi con le violenze contro la stampa e i ''raid'' della polizia ,ci fanno porgere una serie di domande importanti: Ma la gloriosa rivoluzione del 14 gennaio è stata compiuta per far ritornare la repressione sul popolo che si è rivolto contro la dittatura?
Dove vuole arrivare il governo di transizione con la repressione delle manifestazioni pacifiche?' qualè l'obbiettivo del ministero dell'interno nell'utilizzo di manganelli/bastoni, gas velenosi/ soffocanti e le varie modalità di repressione usate per disperdere i cortei allontanando i cittadini con l'intimidazione?? qual'è il messaggio che vuole inviare il ministero dell'interno con la presa d'assalto della sede
dell  UGTT (unione generale tunisina del lavoro) in piazza Cartagine a Tunisi con la distruzione delle porte e la repressione dei presenti all'interno?'qual'è l'obbiettivo a cui vuole  arrivare il ministero dell'interno con la repressione dei giornalisti?' 
Dove sono le forze dell'ordine quando vengono fatti fermi , si assaltano le abitazioni, si bruciano le sedi e si cambiano programmi delle metrò? dove sono state le forze dell'ordine quando sono state distrutte le sedi educative, con l'intimidazione degli allievi e le classi bruciate?? E volere del ministro dell'interno difendere il proprio ministero e vietare qualsiasi manifestazione nell'Avenue Bourghuiba??
Il'' Syndicat gènèral de l'enseignement secondaire'' condanna ogni forma di repressione e intimidazione e richiede il processo dei responsabili,e avverte che l'obbiettivo della feroce repressione è la creazione di disordini per giusitificare l'utilizzo della repressione come alternativa alla democrazia , motivo della venuta della gloriosa rivoluzione del 14 gennaio. Ogni obbiettivo che andrà contro il bene della rivoluzione sarà combattuta dai figli della rivoluzione della libertà e della dignità,come ogni membro del l'ex regime di cui il governo di transizione fa ancora affidamento,contro cui il popolo lotterà affinchè vengano cacciati...

Che cada la repressione come è caduta la dittatura.
Lunga vita alla rivoluzione della libertà e della dignità,
Gloria ai martiri innocenti.

Dal '' Syndicat Gènèral de l'enseignement Secondaire''
Il segretario generale

Sami Tahri 


Tunisi 8 Maggio 2011

domenica 27 novembre 2011

Il prezzo del patriotismo

Sono settimane che nel web si manifesta in solidarietà a Mohamed Amine Chouchane , il responsabile IRIE  ( istanza regionale indipendente per le elezioni) arrestato dalle autorità italiane e rinchiuso nel centro d'identificazione ed espulsione di Ponte Galeria a Roma.  



E' stato uno dei responsabili IRIE più attivi durante le operazioni di voto dell'assemblea costituente tunisina in Italia, ha combatutto a spada tratta sostenitori e simpatizzanti del regime Ben Ali ancora in servizio negli edifici consolari in Italia e adesso si ritrova rinchiuso nel C.I.E di Ponte Galeria di Roma in attesa di essere rimpatriato con la complicità dell'ambasciata e dei consolati tunisini sparsi in Italia . Era stato prelevato dall'albergo dove alloggiava alle 4 di notte per poi essere trasferito prima in una Questura della zona e poi nel centro d'identificazione ed espulsione di Ponte Galeria di Roma.

C.I.E Ponte Galeria -Roma
 ''Giovedi un aereo è partito da Roma alla volta di Tunisi portandosi via 18 ragazzi , ci hanno tolto le scarpe lasciandoci in ciabatte , siamo rimasti con i piedi bagnati e al freddo per molto tempo e l'altra volta due ragazzi hanno tentato di impiccarsi ,uno con una corda e l'altro con un filo della corrente elettrica, li abbiamo invitati alla calma promettendogli che non gli sarebbe successo niente, alla fine sono stati prelevati e picchiati come rivoltosi''. Questa è la dura realtà descritta da chi nei mesi scorsi  si era impegnato nel glorioso processo di democratizzazione della nuova Tunisia, Mohamed Amine Chouchane è residente da molto tempo in Italia , ha lavorato regolarmente ed era in attesa del rinnovo del permesso di soggiorno fino a quando il suo datore di lavoro si era dileguato assieme a tutte le sue pratiche da sbrigare, teoricamente aveva tempo di cercare un altro regolare impiego o  ritornare di sua spontanea volontà in Tunisia, ma a quanto pare Mohamed Amine era un personaggio molto scomodo per via della responsabilità ricoperta durante le operazioni di voto dove aveva il compito di difendere la credibilità delle elezioni da chi ne bramava il fallimento denunciando i tentativi di sabotaggio delle elezioni da parte dei potenti sostenitori del regime deposto di  Ben Ali ancora in servizio nei consolati di  Palermo e Roma  .Per questo suo compito si era avvalso di regolari titoli di viaggio e aveva goduto dell'ospitalità di molti alberghi dove per usufruire del servizio bisognava presentare un documento. La  vicenda del responsabile IRIE Mohamed Amine Chouchane descrive la dura realtà che vive il popolo tunisino in Italia  perseguitato , a 10 mesi dalla rivoluzione, da chi sosteneva le malefatte di un regime criminale e corrotto deposto da un insurrezione popolare senza precedenti . Dalle false denunce  per chi è in possesso di un permesso di soggiorno, alle minacce di percosse fisiche per chi gode della nazionalità italiana , questa è la dura realtà che vivono oggi in Italia i cittadini tunisini attivi nel processo di costruzione della Tunisia.
Il C.I.E dove risulta detenuto Mohamed Amine Chouchane.










Mohamed Amine Chouchane si trova tutt'ora nel centro d'identificazione ed espulsione di Ponte Galeria a Roma in attesa del rimpatrio che è stato di recente rimandato.

giovedì 17 novembre 2011

Yosri Triki è stato giustiziato.


Si è conclusa tragicamente la vicenda di Yosri Triki , giovane cittadino tunisino imprigionato in Iraq dal 2003. Nonostante le diverse iniziative e l'espressa richiesta di ritiro della condanna del presidente della repubblica ad interim  Foued Mbeza'a al governo iracheno.



La salma di Yosri Triki 
Yosri Triki è stato giustiziato ieri mattina in seguito alla condanna a morte emessa dopo le accuse di terrorismo mosse da un tribunale iracheno. Yosri Triki fu ferito e imprigionato dall'esercito americano che lo torturarono costringendolo a confessare sotto attroci sofferenze la sua complicità nell'attentato alla moschea d'oro di Sammara nel 2003 e al rapimento della giornalista irachena  Attouar Bahjat.






Il presidente della repubblica ad interim , Foued Mbeza'a
Dopo le elezioni dell'assemblea costituente,sono nate molte iniziative a favore del rilascio di Yosri Triki, dai numerosi sit-in di fronte l'ambasciata irachena fino alla lettera inviata al governo iracheno firmata da  Marzouki e Rashed Ghannouci, leader rispettivamente dei partiti vincitori CPR ( congres pour la republique ) e Nahda ( la rinascita) . L'ultimo in ordine cronologico ad essersi mosso a favore del connazionale imprigionato è stato il presidente della repubblica ad interim  Foued Mbeza'a ,che inviò all'attuale governo iracheno una lettera ufficiale chiedendo la grazia per Yosri Triki '' a nome del popolo tunisino e dei futuri rapporti tra la Tunisia e l'Iraq'',ricevendo in seguito una telefonata da Nouri el Maliki, dove il primo ministro iracheno rassicurava il ritiro della condanna a morte emessa nei confronti del giovane tunisino . Ieri l'annuncio del governo iracheno : La condanna a morte è stata eseguita, Yosri Triki è stato giustiziato all'alba di ieri  dopo aver subito un equo processo da un tribunale iracheno.

Il primo ministro iracheno Nouri el Maliki
In seguito all'annuncio della morte di Yosri , il popolo tunisino di face book s'infiamma contro il governo iracheno , reo di essere in combuta con l'esercito invasore americano e di non volere il bene della'' umma '' ( comunità musulmana ) . Il padre di Yosri durante una conferenza per richiedere la liberazione del figlio , accusò il ministero dell'interno iracheno di essere dietro l'attentato alla moschea d'oro di Sammara e sopratutto dietro il rapimento e l'omicidio della giornalista irachena Attouar Bahjat nel 2003.








Il popolo tunisino esprime tutta la sua solidarietà alla famiglia Triki. 





venerdì 4 novembre 2011

La vicenda di Yosri Triki

Sono settimane che in Tunisia si manifesta in solidarietà alla famiglia di Yosri Triki, il giovane tunisino condannato a morte da un tribunale iracheno in quanto accusato di terrorismo internazionale. In questi giorni il leader del partito CPR ( congrès pour la republique) Moncef Marzouki ha inviato una lettera a Nour El Maliki , primo ministro iracheno, chiedendogli di annullare la condanna a morte emessa nei confronti del cittadino tunisino.



 Il giovane Yosri Triki 
Sono passati 9 anni da quando Yosri Triki, giovane studente tunisino di 19 anni , parti' alla volta della Siria per motivi di studio . Il padre durante l'appello lanciato in una conferenza stampa a Tunisi  , ricorda di aver aiutato il figlio ad andare in Siria per completare gli studi. Ma allo scoppio della guerra in Iraq, Yosri , come ogni giovane arabo solidale al popolo iracheno , decise di entrare clandestinamente in Iraq e fiancheggiare il popolo iracheno nella sua lotta contro l'invasore americano  . Dopo alcuni giorni dal suo ingresso , fu ferito gravemente da sette proiettili sparati da una sentinella statunitense . Gravemente ferito fu arrestato dall'esercito americano e imprigionato in un primo momento nella terribile prigione di Abu Ghraib. In sei anni di prigionia,Yosri fu costantemente torturato e costretto a confessare sotto atroci sofferenze, di aver partecipato all'attentato contro la  Moschea d'oro a Sammara nel 2003, e di essere stato coinvolto nel rapimento e nella successiva uccisione della giornalista irachena Attouar Bahjat, oltre all'omicidio di dieci soldati americani. ''Tutte accuse infondate ''  dichiara il padre,  in quanto gli americani costrinsero con la tortura Yosri a confessare crimini che loro hanno commesso. Dopo sei lunghi anni di prigionia  americana , precisamente nel maggio 2006 il giovane venne consegnato al neo governo iracheno e trasferito in una prigione del Kurdistan . In mano alla giustizia irachena, venne processato nel 2008 e assolto dalla pesante accusa di terrorismo internazionale e condannato a 15 anni di carcere per ingresso clandestino in Iraq. Due anni dopo ,lo stesso giudice che lo assolse dalle 
Lettera di Moncef Marzouki
leader del CPR
( Congrès pour la republique)
pesanti accuse  riapri' improvvisamente  il processo contro il giovane tunisino ripristinando le accuse di terrorismo mosse contro di lui dagli americani  condannandolo alla pena capitale. La notizia fa il giro del mondo arabo grazie  all'emitente '' Al jazeera'' e l'anno successivo in seguito alla caduta del regime di Ben Ali, il governo iracheno rilascia un comunicato stampa confermando la condanna a morte emessa nei confronti di Yosri Triki , dichiarando che verrà giustiziato nelle prime settimane del Novembre del 2011. Nel frattempo nella 
nuova Tunisia sono stati indetti  sit-in di protesta di fronte l'ambasciata irachena nella capitale, con petizioni firmate da migliaia di cittadini  da consegnare direttamente all'ambasciatore iracheno. Intanto i partiti vincitori Ennahda ( la rinascità ) di Rashed Ghannouci e Il CPR ( congrès pour la republique) di Moncef Marzouki hanno inviato delle lettere scritte assieme ai loro emissari inviati in Iraq dove chiedono al primo ministro iracheno Nouri El Maliki di concedere la grazia a Yosri Triki chiedendone il rimpatrio in Tunisia '' in nome dei futuri rapporti tra la Tunisia e l'Iraq''. Il governo iracheno non ha ancora rilasciato alcun comunicato ufficiale circa le richieste del popolo tunisino.








Pochi giorni fa un giovane prigioniero marocchino, Badr Achour Mohamed Ali è stato giustiziato dalle autorità irachene in  seguito ad una vicenda simile a quella di Yosri Triki. Una condanna a morte eseguita con la complicità di Mohamed VI, sovrano del Marocco e del proprio popolo, che non hanno mosso un dito per evitare la morte di un proprio connazionale. 



Yosri Triki il popolo tunisino è con te. 


domenica 30 ottobre 2011

Dègage Obama

La pagina face book ufficiale di Barack Obama è stata presa di mira da un movimento di protesta cybernetico organizzato da milioni di utenti face book tunisini. Protesta contro la recente violenza poliziesca nei confronti degli '' indignados'' americani a Wall street

Pagina face book gestita da Barack Obama
E' in corso un movimento di protesta tunisino all'interno della  pagina face book ufficiale di Barack Obama. Commenti pieni di insulti , ingiurie e frasi inneggianti alla liberazione della palestina , con qualche commento anche pro-Osama Bin laden  hanno riempito la pagina face book gestita direttamente dal presidente afro-americano. Un movimento cybernetico preparato da milioni di utenti face book tunisini che grazie a questa protesta '' face bookiana'' hanno espresso il loro dissenso contro la recente violenza attuata dalla polizia contro gli '' indignados '' americani di Wall street. La protesta è tutt'ora in corso con milioni di utenti tunisini che stanno letteralmente '' tappezzando'' la pagina presidenziale con commenti ingiurosi,insulti e migliaia di '' Dègage''  contro il presidente americano e lo stato d'Israele. Con qualcuno che ha persino commentato cosi : '' Bread and water but Obama No ( pane e acqua ma Obama no ) , stesso slogan urlato dai manifestanti contro il presidente Ben Ali durante la rivoluzione di Gennaio. Un movimento di protesta cybernetico senza precedenti che consegna ancora una volta  la medaglia d'oro alla creatività al popolo tunisino.


Per unirti a questa straordinaria protesta messa in atto dal popolo tunisino nel web basta scrivere sul motore di ricerca face book '' Official Page Barack Obama'' . Unisciti anche a tu alla nostra protesta !!

domenica 23 ottobre 2011

Il blu storico

Si concluderanno oggi le prima elezioni libere del mondo arabo. Gli occhi del mondo sono puntati verso questo popolo che in meno di trenta giorni è riuscito a riprendersi l'agoniata dignità, sotratta da uno dei regimi piu polizieschi e corrotti del mondo. 


Presto gli aggiornamenti circa le elezioni tenute in Sicilia, che nonostante le pressioni di vecchi personaggi del deposto regime si sono concluse con un grande successo.....





venerdì 30 settembre 2011

Il patriota dell'angolo

 Visionando il blog alcuni lettori si sono chiesti chi si nasconde dietro l'effige in bianco e nero nonchè foto simbolo del blog '' l'angolo del patriota'' spazio creato alla sua  memoria e alla memoria di tutti i martiri della Tunisia , spazio  narrante le gesta e le vicende di uomini liberi deditti a liberare la propria terra dal male.



                                                                     
                                                                   FARHAT HACHED


                                                                 El Abbassia  2 Febbraio 1914     
                                                                 Rades   5 Dicembre 1952
                                                                      
Farhat Hached rappresenta per molti tunisini l'emblema per eccellenza del patriotismo tunisino.
Nato il 2 Febbraio del 1914 a El Abbassia (  Isole di   Kerkennah ) e ucciso la mattina del 5 Dicembre 1952   in un agguato teso da '' LA MAIN ROUGE 
Habib Bourghuiba  e  Farhat Hached
(la mano rossa)  organizzazione armata  favorevole alla presenza francese in Tunisia . Era un sindacalista tunisino.

Fu uno dei principali leader del movimento nazionale per l'indipendenza nonchè fondatore del UGTT  (unione generale dei lavoratori tunisini). A fianco di Habib Bourghuiba e Salah ben Youssef fu uno dei artefici dell'indipendenza tunisina del 1956.
Martire della Tunisia per eccellenza, dopo l'arresto di Bourghuiba e la fuga di Ben Salah, egli rimase l'unico a dover fronteggiare la feroce repressione francese  utilizzando le sale dell UGTT come punti di riunione per l'organizzazione di attacchi armati contro i simboli del protettorato francese.
Assieme al CISL ( confederazione internazionale dei sindacati liberi al quale aderi' nel 1951) si recò a Bruxelles , New York e Washington dove rappresentò la Tunisia nel momento in cui la questione tuniso-marocchina era oggetto di dibattito al consiglio di sicurezza. In seguito a questa mossa il governo francese si ritrovò costretto a presentare nuovi piani di riforma, Hached suggeri all'allora Bey  , sovrano ottomano di Tunisi di riunire un consiglio di 40 personalità dell'ambiente intellettuale tunisino, la sua richiesta fu rigettata il 2 Agosto del 1952 senza che gli fu data alcuna spiegazione. Fu costantemente minacciato,il governo francese iniziò a studiare diversi piani per neutralizzarlo, dall'esilio alla prigione fino all'estrema soluzione : l'omicidio . In tutta la sua attività politica Farhat rappresentò una seria minaccia per gli interessi della Francia nel nord Africa.

                                                               
                                                   L'ASSASSINIO                                                           

L'auto di Farhat Hached dopo l'agguato
La mattina del 5 Dicembre 1952 Farhat Hached usci ' dalla sua abitazione per recarsi con la sua auto a Tunisi, quella stessa mattina un auto con a bordo i suoi assassini  pedinò l'auto di Hached fino all' autostrada che collegava Rades a Tunisi, quando iniziarono a  crivellare con colpi di mitraglietta   l'auto di Hached. Nonostante le ferite alla spalla e alla mano sinistra Farhat riusci ad accostare e scendere dall'auto, ma una volta fuori dall mezzo fu raggiunto da uno dei suoi aguzzini  che lo fini' con un colpo di pistola alla tempia. Il suo corpo fu gettato e successivamente ritrovato sul bordo di una strada a qualche chilometro di distanza dal luogo dell'agguato


 Il  mausoleo  eretto alla memoria di Farhat Hached ( Tunisi)
A 59 anni dall'assassinio  le gesta di Farhat Hached sono tutt'ora ricordate con orgoglio dal popolo tunisino, diventando cosi il simbolo dell'indipendenza della Tunisia . A Tunisi fu eretto  un mausoleo che ne contiene la tomba , metà  ogni anno per migliaia di patrioti tunisini sparsi per il mondo.





lunedì 26 settembre 2011

Membro IRIE aggredito.

Continuano le pressioni contro i membri dell'IRIE ( istanza regionale indipendente per le elezioni) organizzazione impegnata nella preparazione  delle elezioni di Ottobre dell'assemblea costituente fuori dai confini nazionali. Pressioni, violenze fisiche e psicologiche attuate da ex simpatizzanti del vecchio partito . La vicenda di Moez Boukhris è l'ennessimo caso di violenza ( fisica stavolta) attuata contro la persona fisica di un membro IRIE all'interno di un edificio consolare.





Moez Boukhris , membro dell IRIE ( istanza regionale indipendente delle elezioni ) di stanza a Bruxelles è stato selvaggiamente picchiato all'interno del proprio ufficio consolare da un tunisino ex militante del vecchio partito RCD. L'aggressione è avvenuta all'interno del ufficio IRIE  in seguito ad un aggressione verbale contro la persona di Moez Boukhris. Il membro IRIE è stato ricoverato d'urgenza in Ospedale in seguito alle lesioni riportate durante l'aggressione. Con questa triste vicenda l'IRIE operante in America e in Europa condanna l'ennessima pressione attuata contro un proprio funzionario  facendo cosi aprire un inchiesta contro l'aggressore di Moez e complici , colpevoli di voler rallentare l'inevitabile democratizzazione del paese fuori dai confini nazionali.


Tutti i membri dell'IRIE esprimono profonda solidarietà a Moez e familiari augurandogli una pronta guarigione .


venerdì 16 settembre 2011

NON HO PIU ' PAURA . Tunisi diario di una rivoluzione.

           ''Quando un giorno un popolo sceglie la vita 
Il destino deve rispondere
Le tenebre devono dissiparsi
E le catene spezzarsi  
                                                                         ( Abou kacem Chebbi 1909-1943)


Alle vittime della rivoluzione tunisina ,alle loro famiglie e a tutti i piccoli e grandi eroi che con coraggio e dignità hanno vinto la paura e conquistato la libertà offrendo un esempio indimenticabile.
Si apre cosi il libro ''  NON HO PIU' PAURA' '' DI Simone Santi e Francesca Russo, '' gli Italiani di Cartagine'' come li chiamavano i vicini a Cartagine quando difendevano i quartieri dalle milizie di Ben Ali . Un libro narrante i 30 giorni più gloriosi della nostra storia, che difficilmente verrà dimenticato da tutti noi che rischiammo l'esilio e la vità per la nostra terra benedetta dal sangue dei nostri martiri. Il libro trasmette tramite le testimonianze raccolte nelle sue pagine , le emozioni che provò il popolo tunisino nella lotta alla propria libertà e dignità. Dallo stupore per gli '' avvenimenti di Sidi Bouzid'' in seguito al sacrificio di Mohamed Bouazizi, alla tristezza e rabbia per i caduti della città di Kasserine e Thala,  alla paura e lo sgomento per il discorso di Ben Ali del 13 Gennaio che fece credere a tutti  tramite l'inganno di aver vinto, gettando nell'angoscia e nella paura chi gli diede battaglia nei giorni precendenti, fino ad arrivare alla sensazione di invincibilità e alla felicità del 14 Gennaio 2011 , giorno della clamorosa caduta del regime.   
            
Il punto di vista del blogger tunisino Rabih Bouallegue autore del blog '' l'angolo del patriota''

Il libro si apre con una frase intensa è al quanto commuovente .

'' Alle vittime della rivoluzione tunisina ,alle loro famiglie e a tutti i piccoli e grandi eroi che con coraggio e dignità hanno vinto la paura e conquistato la libertà offrendo un esempio indimenticabile'' 

Parole forti e intense di chi rappresenta un popolo distratto come quello italiano, parole di stima e cordoglio per i morti del nostro popolo. Incontrandoli per la prima volta in una calda mattina di Agosto , subito notai la loro intenzione cristallina di ampliare e fare conoscere una rivoluzione unica nel suo genere per essere stata combattuta non con le armi come la storia c'insegna ma con slogan, cortei e cartelloni. Con i manifestanti che nonostante il pericolo di rimanere uccisi dai tiratori scelti di Ben Ali, scesero nelle strade e gridarono il loro dissenso ad uno dei regimi più repressivi e corrotti del mondo. Oltre alla loro testimonianza come ''Italiani di Cartagine'' durante i momenti bui della rivoluzione. Lodano e ammirano con grande dignità il nostro coraggio, ma lasciatemi dire che se non era per la loro ( Dignità e coraggio) che nonostante il pericolo che correvano, nonostante si trovassero a pochi metri dal palazzo presidenziale dove infuriò '' la battaglia di Cartagine'' tra le milizie di Ben Ali e l'esercito , scelsero di rimanere e raccontare all'Italia quello che succedeva dall'altra parte del mediterraneo. Quindi permettetemi di lodare da figlio della Tunisia il coraggio e la dignità degli '' Italiani di Cartagine''.



LA RIVOLUZIONE E' ANCHE LA VOSTRA '' ITALIANI DI CARTAGINE''







                  
                                                                                              

                                           



sabato 10 settembre 2011

AVVISO AI LETTORI

Per via delle pressioni ricevute dall'amministratore del blog in seguito alla pubblicazione della lista 
del comitato centrale del partito del presidente deposto RCD ( raggruppamento costituzionale democratico), l'articolo contenente i link delle fonti e la lista con i nomi dei 400 piu grandi militanti del partito è stato eliminato . Se siete interessati al documento o per qualsiasi altra informazione siete pregati di contattare l'amministratore del blog.






giovedì 25 agosto 2011

I sogni infranti dai manganelli

Migliaia  i tunisini rimpatriati contro la loro volonta o con l'inganno dalle autorità italiane, migliaia di esseri umani denudati della loro dignità ,colpevoli per aver tentato l'impresa di scavalcare le mura della'' fortezza europa''. Ecco a voi il racconto di Zouhair Souli nato 26 anni fà a Tunisi ,arrivato il 5 maggio 2011 ,viene rimpatriato il mese successivo dopo una terribile esperienza nel centro di Contrada Imbriaccola.

Zouhair Souli 26 anni
Ecco a voi il suo racconto....

'' Partimmo in 60 da Sfax la notte del 5 maggio 2011 alla volta di Lampedusa, arrivammo il giorno dopo di pomeriggio. Una volta a Lampedusa fummo condotti in un centro d'accoglienza, trovammo 300 tunisini ammassati in un cortile che protestavano appoggiati al cancello , l'unica persona con cui potevamo parlare era una certa Daria Storia ( OIM) che ci aveva riferito del divieto d'ingresso a tutte le organizzazioni, ci ha aiutato molto psicologicamente e sopratutto a capire la nostra situazione  fino a che non fu proibito anche a lei di entrare per ragioni di sicurezza in quanto la'' nostra zona''  era pericolosa per la sua incolumità. Ricordo di aver visto del personale con delle giacche blu ( ACNUR). La situazione era molto instabile all'interno del centro, in quanto spesso i tunisini protestavano appoggiandosi alla cancellata''.

Perche protestavate?

''Di solito si protestava per la scarsa qualità del cibo, per le condizioni igieniche del cortile che veniva abbandonato per intere settimane prima di essere pulito. Non ho mai protestato, avevo paura a farlo in quanto ogni volta che i tunisini protestavano gli agenti di polizia rispondevano violentemente entrando nel cortile con il volto coperto e manganellando a più non posso gli occupanti, ricordo  una scena che tutt'ora disturba le mie notti insonne, erano entrati uomini con i vestiti neri e rossi ( Carabinieri ) e la polizia muniti di manganello, picchiarono tutti anche me che non partecipavo alla protesta, mi spinssero in un angolo e mi manganellarono la schiena,altri tre invece bloccarono per terra un mio amico , uno gli schiacciò la nuca con lo stivale bloccandogli  il braccio sinistro dietro la schiena e gli altri due lo picchiarono nelle parti basse del corpo causandogli la frattura della gamba sinistra dal ginocchio in giù. Usavano anche forme di violenza psicologica, la polizia insultava con frasi razziste la nostra fede religiosa e gli addetti della cucina ci servivano per provocazione la carne di maiale facendo scoppiare altre proteste sedate con il manganello .Ricordo che i tunisini fecerò lo sciopero della fame per protestare contro la loro detenzione a Lampedusa , quando interrupero lo sciopero gli fu negato il cibo per un giorno e mezzo''.


 Ricordi se sono entrati giornalisti nel centro ?

Il centro d'accoglienza di Contrada Imbriaccola
''Nessuno poteva entrare in quel centro, salvo i mediatori culturali e la polizia. Un giorno ( il 20 Maggio)  un gruppo di giornalisti cercarono di documentare le condizioni  del centro dalla collina, vennero raggiunti e bloccati dalla polizia e dai militari che gli confiscarono tutto il materiale,ne nasce un altra protesta , i tunisini volevano fare entrare i giornalisti per mostrare le loro condizioni. Ricordo che la polizia prese di mira un certo Nizar, ragazzo ben educato e colto sposato con una olandese, che si permise di condannare le proprie condizioni in un inglese comprensibile , entrarono dentro il cortile e lo picchiarono fino a rompergli il setto nasale, ricordo di un commissario in borghese che si avvicinò ad un tunisino e gli strappò con forza un anello dal sopraciglio sinistro e ricordo che c'erano uomini vestiti di nero con un elmetto di plastica dura e volto coperto armati di fucili ( forze speciali dei Carabinieri) che presidiavano il cancello, Daria (OIM) mi sottolineò che era illegale detenere delle armi all'interno di un centro d'accoglienza''.


I medici erano attivi durante la vostra detenzione ?



''No , ogni qual volta che avevano bisogno di cure ci veniva detto '' Dopo domani dopo domani''  in realta passava molto tempo prima che entrasse un medico a curarci''.





Il RIMPATRIO.

Lampedusa 30 Maggio 2011

Zouhair! cosa è successo quella mattina?



''Non sapevamo nulla, una mattina verso le 10 i poliziotti ci presero e ci portarono all'aeroporto a bordo di un pulmino con le finestre coperte, ci fecerò entrare da un ingresso secondario. Trasferivano 30 persone alla volta divise in tre gruppi, ma prima di imbarcarci in aereo ci fecerò passare da una stanza di fronte l'ufficio di Daria (OIM) spogliandoci completamente dei nostri vestiti, una volta nudi ci fecero la perquisizione anale. Finita la perquisizione ci vestimmo e ci accompagnarono al pulmino, dove ci sequestrarono tutti gli oggetti metallici, dalle collane agli orologi arrivando ai cellulari, in aereo ci misero le manette ai polsi e alle caviglie e le legarono tra loro con una catena, non ci sedemmo normalmente ma rimanemmo in una posizione chinata per tutto il viaggio con dei poliziotti seduti uno alla nostra destra e un altro alla nostra sinistra, i finestrini dovevamo rimanere rigorosamente chiusi e ogni volta che chiedevamo della nostra destinazione  ci rispondevano '' Non lo so''. Eravamo 30 tunisini e 70 poliziotti in tutto per un totale di 100 passeggeri. Per un ora di viaggio rimasi in quella posizione, la schiena iniziò a farmi male, aperto il portellone i poliziotti si ritirarono nelle ultime file dell'aereo  e ci sistemarono in fila indiana, una volta a terra scoprimmo di essere vicino a una stazione dei pompieri e dai poliziotti che parlavano tra loro di essere a Palermo, durante il nostro trasferimento notammo un elicottero sorvolare l'aeroporto con a bordo dei giornalisti che ci fotogravano dall'alto, i poliziotti hanno cominciato a gridare e a spintonarci facendoci attraversare una galleria fino ad arrivare in una stanza sotterranea dove ci rimanemmo per 6 ore, durante la nostra permanenza in quella stanza vennerò due funzionari del consolato tunisino di Palermo che ci facerò delle domande,uno scriveva e l'altro faceva le domande per capire se eravamo tunisini. Ad un certo punto un nostro compagno si alzò lamentandosi per la fame, fu bloccato da due poliziotti dal volto coperto e fatto tacere a manganellate davanti i nostri sguardi stanchi e impauriti, lo hanno colpito prima nelle gambe facendogli perdere l'equilibro per poi finirlo con calci e manganellate. Una volta finite le '' operazioni di riconoscimento'' da parte dei funzionari inizia l'operazione d'imbarco dei 30 tunisini sullo stesso aereo di prima, che ricordo aveva una scritta blu sulla fiancata. Erano le 18 quando l'aereo prende il volo destinazione Tunisi, seduto nella stessa posizione chinata con i polsi e le caviglie bloccate da manette e catena. Il viaggio dura un'ora e mezza, dieci minuti prima dell'arrivo a Tunisi i poliziotti iniziano a toglierci le manette. Una volta atterati i poliziotti si accalcarono vicino la cabina di pilotaggio e ci posizionarono in fila indiana, aperto il portellone iniziarono a spingerci con forza gridando'' Forza forza'', uno dei tunisini rispose al poliziotto '' non siamo terroristi, non siamo Bin laden'' la risposta del poliziotto fu '' Va al diavolo ''  a fianco del portellone c'era un ispettrice con un cumulo di fogli in mano con su le nostre foto che ci faceva uscire a uno a uno''.

All'aeroporto Tunisi-Cartagine



''Dopo essere scesi dall'aereo la polizia tunisina ci condusse in una piccola stanza dell'aeroporto dove ci interrogarono uno a uno ,'' quanto hai pagato per il viaggio a Lampedusa? Quando sei arrivato ? Da dove sei partito ? '' Facendoci firmare dei documenti. Subito dopo telefonai a mio padre che mi venne a prendere''.


Dopo quell'esperienza Zouhair non esce di casa per 3 settimane , sotto shock e traumatizzato dall'esperienza lampedusana. Durante l'intervista il padre presente assieme al figlio ci illustra dei certificati medici rilasciati il 2 giugno da un ospedale di Tunisi dove gli venivano diagnosticati perturbazioni psicologiche e lesioni sulla schiena dovute alle manganellate subite.


Ancora oggi l'Italia respinge i migranti.....





ACNUR :  Alta commissione delle nazioni unite per i rifugiati
OIM: organizazzione internazionale per le migrazioni


Per qualsiasi informazione circa recapiti telefonici o altro su Zouhair contattate l'amministratore del blog.

lunedì 15 agosto 2011

Seconda rivoluzione ?

L'UGTT ( l'unione generale dei lavoratori tunisini) e gli avvocati della città hanno indetto una manifestazione contro il governo attuale per protestare contro i processi farsa della famiglia Trabelsi e la sentenza indegna proclamata venerdi contro Ali Seriati, considerato il  ''consigliere' di Ben Ali  nella feroce repressione di Gennaio. Intanto in questi giorni è fuggita Saida Agrebi , personaggio legato alla figura macchiavellica di Leila Trabelsi.


15 Gennaio 2011

Sit-In di fronte il palazzo di giustizia ( Rabih Bouallegue)
Il corteo che avanza scandendo slogan anti-governativi ( R.B)
Riunione di fronte il palazzo di '' giustizia'' dove Venerdi scorso si erano tenuti i processi ''farsa'' alla famiglia presidenziale e ad Ali Seriati, accusato e poi assolto dall'accusa' ( la prima di una lunga serie) per aver aiutato il dittatore nella fuga. Si inizia con un piccolo sit-in di fronte la scalinata della durata di un'ora  dove i manifestanti hanno scandito slogan contro il premier e il governo attuale, subito dopo si è creato un lungo corteo per attraversare la lunga Avenue Bourghuiba e raggiungere l'altro corteo a piazza '' Mohamed V'' vicino il ministero dell'interno. Il corteo avanza indisturbato quando all'altezza della cattedrale la polizia  inizia a sparare i primi lacrimogeni disperdendo il corteo, ne nasce una lotta urbana senza quartiere tra giovani manifestanti e poliziotti, dove qust'ultimi per avere la meglio sparano lacrimogeni ad altezza d'uomo, nascono piccoli tafferugli tra manifestanti e venditori ambulanti di Bab Bhar, che si vedono rovinare con questi scontri la loro giornata lavorativa. Nel fratempo le migliaia di saracinesche che colorano Tunisi si abbassano e le strade si trasformano in campi di battaglia, l'aria in un ora di scontri diventa irrespirabile e iniziano a cadere le prime vittime, un ragazzo muore a ''Place de Barcellone'' dove secondo testimoni oculari il giovane è morto dopo essere stato colpito da un lacrimogeno in fronte. Gli scontri si spostano nelle piccole vie adiacenti la sede dell'UGTT dove la polizia  blocca le uscite dei quartieri con i furgoni per bloccare i manifestanti intrappolati , fra cui io. Senza una via di fuga ripieghiamo all'interno di una moschea chiudendoci all'interno, una volta dentro iniziamo a sentire  oggetti colpire la porta piu volte, una volta fuori dalla moschea ci accorgiamo dall'irrespirabilità dell'aria che erano lacrimogeni. Ci curiamo gli occhi irritati  con del latte e succesivamente iniziamo una piccola riunione improvisata di fronte l'UGTT per decidere il da farsi quando iniziano a piovere lacrimogeni dal cielo e un furgone e due motorini iniziano a rincorerci per le vie facendoci disperdere completamente.
Il lancio di lacrimogeni sul corteo ( Rabih Bouallegue)

Si sono uditi spari di arma da fuoco nella Rue de Rome a fianco della cattedrale di Tunisi ( a pochi  metri dove è stato interotto il nostro corteo).


Nel frattempo si registrano manifestazioni a Monastir , Sfax , Biserta e Gafsa dove i manifestanti hanno dato fuoco a diverse auto della polizia. Tutti chiedono la stessa cosa : le dimissioni del primo ministro ad interim El Beji Caid Sebsi e l'inizio di una seconda rivoluzione oltre alla verità sui processi alla famiglia presidenziale e la fuga '' misteriosa'' di Saida Agrabi a Parigi, emblema del vecchio regime nonchè amica d'affari della macchiavellica Leila Trabelsi.


Il popolo della Tunisia è in procinto di compiere una seconda rivoluzione, in quanto è stata organizzata una seconda manifestazione  nella piazza di Mohamed Ali ( non lontano dall'Avenue Bourghuiba) per cacciare il premier attuale.....

La rivoluzione non è finita il 14 Gennaio..........




Galleria d'immagini Lunedi 15 Agosto 2011 ( Rabih Bouallegue)

                                          

















martedì 19 luglio 2011

Tunisia rovente

Tunisia rovente e non per le temperature estive....
Rachid Ammar capo di stato maggiore tunisino

Ritornano gli scontri in Tunisia dove da Venerdi imperversano scene di pura guerriglia urbana in tutto il paese, a Tunisi si registrano scontri nella zone di El ouardia, Sebbeghin e Bab jdid dove sono state date alle fiamme diverse auto e stazioni di polizia. A Sidi Bouzid epicentro della rivoluzione muore un 14enne dopo essere stato colpito al fianco destro da un proiettile sparato dall'esercito e ne vengono feriti altri due in seguito a scontri con la polizia ,stessa storia a Menzel Bourguiba ( Nord ovest della Tunisia ) dove si registra un morto e parecchi feriti. Nel ''sahel'' ( Soussa Monastir e Mahdia)  si registrano manifestazioni ma non scontri ,le violenze avvengono di notte dove vengono attuati dei strani saccheggi da soggetti non meglio identificati che viaggiano su furgoni e auto a noleggio, la popolazione è scesa nelle strade a difendere i propri quartieri da questi '' nemici della rivoluzione'' creando barricate armati di bastoni. Secondo alcuni dietro questi saccheggi ci possa essere Rachid Ammar capo di stato maggiore tunisino.




La città madre della rivoluzione piange Thabet el Hajleoui.

Il colpo che ha ucciso Thabet El Hajleoui, 14enne di Sidi Bouzid



Nel frattempo Sidi Bouzid  piange la morte del piccolo Thabet el Hajleoui. La madre del piccolo Thabet, disperata per la perdita del proprio figlio dichiara e difende il proprio figlio da chi dice che Thabet prima di morire abbia lanciato una bomba incendiara contro un soldato.


'' Mio figlio non é un criminale , mio figlio non é il tipo che partecipa a questi atti di vandalismo , verso le dieci di sera prima di andare a dormire l'ho lasciato nella piazzetta vicino casa che giocava con i figli del vicinato ,due ore dopo bussano alla porta dicendomi che mio figlio é ricoverato all'ospedale della città dopo essere stato colpito da un proiettile dell'esercito,ci rechiamo là quando i dottori mi hanno dato la notizia , il mio Thabet é morto colpito da un proiettile al fianco destro, con mezzo braccio destro scorticato''.

El Beji Caid Sebsi


Intanto si registrano ancora scontri in tutto il paese e il primo ministro El Beji Caid Sebsi dichiara che le violenze e i saccheggi sono opera di bande al soldo di partiti estremisti , invitando tutto il popolo a combattere questi ''nemici della rivoluzione'' .





Il Caos più totale avvolge la Tunisia, bande saccheggiatrici  seminano il panico nelle piccole città di provincia, Lunedi mattina io stesso ho assistito all'attacco di queste bande criminali, ci recammo in un quartiere vicino per vedere come stavano alcuni amici dopo un intera nottata passata di guardia , quando all'improviso sbuca dietro di noi un furgone con 6 uomini armati di bastoni che una volta scesi dal mezzo iniziano a rincorerci, ne nasce una piccola battaglia tra quartieri che si concluderà con la fuga dei criminali a bordo del furgone e il ferimento in maniera leggera di 3 ragazzi fra cui io, che ho rimediato una leggera contusione con un piccolo graffio alla spalla destra subito medicata con del ghiaccio.....


















venerdì 1 luglio 2011

The Story of “TAYSIR”


In the following article I will mention some fictitious names in other to respect the will of the narrators. 

The protagonists of these stories are Amed Zitoumi and Abdullah Ben Haj Selem, fishermen of the seaside town of Teboulba, at Monastir.

The '' Taysir'' moored in Teboulba ( Bordeline europe)
The written in spray CP 38/11 on '' Taysir''( Bordeline europe)
A boat in Lampedusa ( Grazia Bucca)
We found ourselves in the port of  Teboulba, one of the well known fishing ports in Tunisia, the meeting point for many local fishermen. Among the thousands of the fishing boasts moored, you can notice the presence of a huge boat named “TAYSIR”, nothing so unusual if not for the fact that the bulkheads adjacent to the dashboard and the bow, there is a written very familiar to many visitors at Lampedusa “CP 38 /11 (harbourmaster, the 38th 2011), so I ask Ahmed how come a boat moored in a port of Tunisia have the written in a spray that states to be seized by the authority of Italian coast guards. He responds
declaring that such big boat came from Zarzis last February and on board there were 700 migrant going to Lampedusa, and  made it’s return a month ago from the island. I insisted questioning him and he told me that there is a big amount of money going around for the return of the boat being seized to their owners in Tunisia. He revealed to me that a guy named Taoufik Nouira, known owner of Monastir, is actually in contact with the a certain guy Moustafa Ben Kahla legally named Selem, who lives in lampedusa for years, explaining to me that Touik Nouira because of the conections he has, it is easy to contact Moustafa at Lampedusa and many Tunisian owners wishing to have get their boats back, boast that are sold already sold to the smugglers that are leaving the place from the authority of lampedusa. In the exchange of what  he does, these owners will pay millions of money of denary to moustafa, and for Moustafa this money is necessary so that he can cover up all the legal expenses for the return of the boat. Ahmed also know very well that if one wants to release a boat that has been seized, the only expenses is the money for the lawyer at the rate of 3 to 5 million denary and the  amount they normally require which is 80 million denary, which 40 thousand euros, the prize for the boat TAYSIR. The seized boat on lampedusa months ago and now moored in the pot of Teboulban strangely, Ahmed explains to me how did the relationship between Nouira Taoufik and  Moustafa Ben Kahlabegin; he explaind to me that in two months ago he had a brother named Fakr Dinne who was stuck at the port of Lampedusa after his boat was intercepted in Italian waters. And through the mediation of Moustafa he was quickly released by Lampedusa’s authorities. Since then to pay him back, he tries ease contracts between the owners of the boats seized at Lampedusa and Moustafa, tunisian citizen and native of Teboulba who lives in  Lampedusa. Moreover  Ahmed mekes me known Abdullah Ben Haj Selem, the man between whom Moustafa receives the money. He accompanied the owner of “Taysir” to Lampedusa. Abdullah also tells me that two hours before they arrived at lampedusa, the owner of “TAYSIR” travelling with him, announced to him about a fax he has sent Lampedusa containing the characteristics of the of the boat of Abdulah and the personal details of the person that will come for “TAYSIR”, and also confirmed to him that there was no need he should make known to the authorities in lampedusa concerning his arrival; a very procedure did have to follow according to the navigation code one must do entering and no later than the 12 miles before miles the territorial waters. Or else sanction will be the final seizure of the boat in the hands of the competent authorities. He also tells about how easy was his entrance to lampedusa and tell us that he saw the “TAYSIR” moored near the place patrolled continuously by the police “GUARDIA DI FINANZA”. After a while, Abdullah claims to have delevered 40 000 euros in a wrapped bag to moustafa and went on his way after that to the offices of the harbour in charge to arrange some practices, consistent in stating the identity of the boat just arrived and its crew. I read it “TAYAIR”, to the owner and dragged in with the owner on board. He was stunned by the impassiveness of the Italian authorities releasing a boat who has broken through Italian territorial waters without permission with not less than 700 souls on board, just only four months ago; committing a crime punishable by law with the seizure and destruction of the boat, including the rest of those responsible. Right today that, Ahmed claims that another “deal” of 44 000 euros has been setup, declaring to have met yesterday Taoufik Nouira while he talked on phone, waving a document with the symbol of the financial police sent by his businessman Moustafa.