mercoledì 12 gennaio 2011

SCONTRI IN TUNISIA, SI AGGRAVA IL BILANCIO

  Continua ad aggravarsi il bilancio degli scontri tra manifestanti e forze dell'ordine che da giorni si susseguono in Tunisia. Anche il ministero dell'Interno ha ammesso altri quattro morti, risalenti a lunedi', che hanno cosi' portato a 18 il computo ufficiale.
  Ma situazione sarebbe ancora piu' grave: secondo il principale sindacato nazionale Ugtt, negli ultimi tre giorni avrebbero perso la vita oltre 50 persone soltanto nella regione centrale di Kasserine; una cifra analoga era stata gia' indicata dalla Federazione Internazionale per i Diritti Umani, organizzazione con sede a Lione che raggruppa 164 movimenti umanitari, e che e' presieduta dal tunisino Souhayr Belhassen.
  AMNESTY INTERNATIONAL DENUNCIA DECINE DI MORTI
Di decine di morti ha parlato anche Amnesty International.
  In giornata a Tunisi l'atmosfera appariva peraltro relativamente tranquilla, in conseguenza della chiusura a tempo indeterminato di scuole e atenei ordinata dal presidente Zine al-Abidine Ben Ali. Il discorso del capo dello Stato che ha denunciato "atti terroristici" nelle proteste di piazza ha innescato ulteriore tensione in varie citta', tra cui el-Kef e Gafsa, dove la polizia ha usato i lacrimogeni per disperdere la folla inferocita. Nella capitale le strade sono per lo piu' deserte, in quanto pochi cittadini si sono recati al lavoro. Sembra esserci scetticismo sulla promessa di Ben Ali di creare 30mila posto di lavori entro il 2012 per contrastare la disoccupazione, uno dei fattori determinanti nell'innescare i tumulti.
I TUMULTI INNESCATI DALL'AUMENTO DEI PREZZI DEL PANE
La rivolta e' stata innescata dall'aumento dei prezzi del pane, che ha fatto esplodere l'esasperazione della popolazione tunisina, e anche di quella della vicina Algeria. L'origine delle proteste ha preso le mosse in dicembre, dopo il suicidio di un 26enne laureato privo di occupazione, il quale si diede fuoco per ribellarsi alla confisca da parte della polizia dei prodotti agricoli che stava cercando di vendere, senza la necessaria licenza, per procurarsi di che vivere.

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