domenica 16 gennaio 2011

Tunisia nel caos post Ben Ali

TUNISI
La fuga del presidente Ben Ali ha gettato ancor più il Paese nel caos sul piano della sicurezza, con fughe di massa dalle carceri e il terrore dei saccheggi e delle devastazioni nonostante lo stato di emergenza e il coprifuoco, mentre, sul fronte politico, si cerca una via d’uscita dalla crisi con la formazione di un governo d’unità nazionale. 

Dopo 23 anni di regime la Tunisia è un Paese da rifondare, ed il rattoppo tentato ieri con il conferimento dell’interim al primo ministro Mohammed Ghannouchi non è durato che poche ore. Le proteste dell’opposizione e delle piazze, con manifestazioni in tutto il Paese grazie anche al passaparola su internet finalmente liberato, hanno spinto il governo a bandire ogni carattere di «temporaneita» all’assenza del presidente, decretando la vacanza definitiva della carica sulla base dell’art. 57 della Costituzione. 

Il presidente del Parlamento Foued Mebazaa ha assunto temporaneamente i poteri presidenziali e il Consiglio costituzionale ha annunciato nuove elezioni presidenziali entro 60 giorni. Il caos e le violenze però hanno subito oggi una drammatica impennata: migliaia di detenuti sono evasi dalle carceri e molti sono stati uccisi in tutto il Paese, da Monastir a Madhia, da Sfax a Kairouan, da Kasserine a Biserta fino a Kram, Cartagine e lo stesso centro di Tunisi. A Monastir decine sono morti anche a causa dell’incendio appiccato ai materassi di un dormitorio dopo un assalto con trattori per sfondare i muri di recinzione. E cresce la paura dei saccheggi e delle devastazioni, ormai attribuiti principalmente a uomini fedeli a Ben Ali. 

In diversi sobborghi di Tunisi - popolari e benestanti - e in altre zone del Paese la popolazione si è asserragliata nelle case e ha cominciato ad organizzarsi con ronde armate per respingere eventuali assalti. Dopo aver sciolto il governo, il presidente ad interim oggi ha affidato allo stesso premier Ghannouci l’incarico di formarne un altro, assicurando che «nessuno sarà escluso» dal processo politico e che il prossimo esecutivo sarà «un governo di unità nazionale». Accolte così le richieste dell’opposizione, e in particolare del suo leader più riconosciuto, Mohammed Nejib Chebbi, fondatore del Partito Democratico Progressista, che nel 2009 aveva inutilmente tentato di presentarsi alle urne come rivale di Ben Ali. Ma il suo Pdp è fuori del Parlamento, non essendosi allora, per protesta, presentato alle elezioni. E lo stesso Chebbi non avrebbe i titoli per presentarsi alle presidenziali fra due mesi, essendo stata la Costituzione modificata proprio su misura per la sua esclusione. 

Il confronto politico che proseguirà domani dovrà dunque trovare un consenso comune non solo sulla formazione del nuovo governo, ma anche sull’escamotage normativo con cui permettere a tutti - è la richiesta del Pdp - di correre per le presidenziali. Ma sulla scena politica tunisina torna ad affacciarsi un soggetto politico da lungo tempo escluso: è Rached Ghannouchi, leader del Partito islamico-moderato Ennahda, fuorilegge in Tunisia, che da Londra si è detto pronto a tornare in patria e a a partecipare al governo di unità nazionale. «L’intifada tunisina è riuscita a far cadere la dittatura», ha detto da Parigi. Il Paese tradizionalmente piu laico del Maghreb sembra dunque sul punto di tornare a confrontarsi con la questione dell’islam politico, che preoccupa anche i suoi vicini.

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