mercoledì 16 febbraio 2011

Le ultime parole di un dittatore in fuga

Il Generale Rashid Ammar


Tunisi 14 Gennaio 2011

Nelle strade di Tunisi è il caos piu totale, '' la rivolta dei gelsomini '' ha raggiunto la capitale con i poliziotti che difendono con le unghie e con i denti il ministero degli interni,  simbolo della repressione poliziesca.  Nel palazzo presidenziale imperversa un clima di grandissima tensione con Leila Trabelsi , accecata dalla rabbia dopo che Ali Seriati, capo della guardia presidenziale gli aveva riferito della vicenda di due giorni fà con protagonista suo marito e il capo di stato maggiore dell'esercito tunisino Rashid Ammar, che rifiutandosi di sparare sulla folla divenne l'eroe del popolo infiammando la folla  manifestante.                      Sono le ore 16 :30  del pomeriggio, la sala presidenziale è in pieno caos,  il piccolo Mohamed Ben Ali  piange per via delle accese discussioni dei presenti , il piu agitato è Ali Seriati , che piu volte intima il presidente di dimettersi e di lasciare il paese , Ben Ali è fermo nelle sue decisioni '' Rimango qui , voglio morire  nella mia terra , non voglio andare in esilio'' Leila lo apostrofa ''  ci farai uccidere tutti idiota ,da quando ti ho conosciuto ho visto solo guai'' il dittatore provato dagli avvenimenti  che si stanno susseguendo nella ''sua '' Tunisia mormora  parole incomprensibili. Sono le ore 16 : 48  uno squillo di telefono interrompe il brusio che imperversa la sala,  é Rashid Ammar capo di stato maggiore deposto che parlando con Ali Seriati chiede al presidente di dimettersi e di lasciare il paese '' per l'amor di dio riferisca al signor presidente Zine Abidine Ben Ali , di dimettersi e di lasciare il paese, la mattanza dei tunisini deve finire ,vi darò tempo fino alle 18 :00  per lasciare il paese'' , Ben Ali chiede consiglio alla sua amata figlia di primo letto Halima, tempo cinque minuti e decide, '' potete lasciare il paese , io rimango qui ,voglio morire qui '' Leila assolutamente in disacordo perde la pazienza e ordina a tutta la famiglia compreso il marito di partire , Ben Ali  viene praticamente trascinato dalle guardie di Seriati verso la mercedes che lo porterà in aeroporto, '' non voglio fuggire ,voglio morire nel mio paese'' queste sono le parole del dittatore mentre l'auto presidenziale si dirigeva  all'aeroporto internazionale Tunis- Cartage per prendere l'aereo del'esilio , in aereoporto lo aspettano Leila con il piccolo Mohamed , la giovane Halima e Ali Seriati , con il cielo di Tunisi  grigio e plumbeo, non lontano dall'aereoporto si sentono le grida dei manifestanti che chiedono le dimissioni del presidente,'' sono tutti a bordo ,le guardie si posizionino in difesa del velivolo'' grida Ali Seriati, Ben Ali rassegnato fissa per l'ultima volta l'orizzonte tunisino, '' per l'amor di dio vuoi salire in quel dannato aereo'' grida  Ali Seriati che in un tono quasi arrogante fissa Ben Ali , '' sali imbecille '' è Leila Trabelsi che apostrofando il vecchio marito gli intima di salire a bordo, Ben Ali oramai rassegnato al suo destino da esule sale con in mano solo un  piccolo bagaglio nero e con il viso provato dalle decisioni della moglie , in aereo come anche nella reggia presidenziale è Leila che comanda , Ben Ali, come lo defini uno dei maggiordomi di famiglia , per via del cancro alla prostata, negli ultimi cinque anni  si trasformò in una figura senza colore in casa,come anche nelle scelte politiche,era Leila che comandava in tutto con l'aiuto di Ali Seriati, che secondo alcune fonti rimaste anonime cercavano di preparare una sorta di colpo di stato'' medico '' nei confronti del marito prima delle elezioni del  2014, in modo da poter prendere le redini della Tunisia in attesa che il piccolo Mohamed sia in grado di governare. il clima è agitato in aereo ,la giovane Halima minaccia i presenti '' se non lasciate in pace mio padre giurò che non vi farò partire'' Leila con uno sguardo d'acciaio intima la figliastra di sedersi  e tutto questo sotto lo sguardo del impassibile Ben Ali ,rassegnato al suo destino da vigliacco in fuga.
Sono le 17 :30 l'aereo presidenziale lascia la Tunisia alla volta di Jedda in Arabia Saudita  , in volo Ben Ali raggiunge la cabina di pilottaggio e posa una mano sulla spalla del pilota : ''Dopo posso tornare in Tunisia ?'' il pilota viste le condizioni di quel povero vecchio sceglie la menzogna'' certo signor  presidente questi sono gli ordini che ho ricevuto '', con queste parole il pilota si rende conto delle condizioni mentali del presidente oramai prossimo alla pazzia. Nel frattempo una ventina di persone della famiglia Trabelsi , che presi dalla  fretta prendono il primo volo disponibile, quello per Lyon, salgono in aereo quando il pilota si rifiuta di partire con i criminali a bordo, subito scoppia un putiferio, un membro della famiglia armato di una nove millimetri spara al pilota ferendolo ad una gamba , prima che avvenise il peggio interviene l'esercito arrestando tutti i membri della famigerata famiglia. Sono false le notizie circa la ricerca di una dimora in Francia da parte dell'aereo presidenziale ,il piano di volo per Jedda era già stata pianificato dalle autorita saudite e da Rashid Ammar ,eroe della rivoluzione che pur di fermare il bagno di sangue che si stava attuando in Tunisia chiese le dimissioni del dittatore offrendogli  una via di fuga. Secondo alcuni documenti ,saltati fuori dopo l'arresto di Seriati, la machiavellica Leila attuò un piano per tentare un ultimo disperato tentativo di recuperare il potere perduto,  formare delle milizie della morte composte da ex agenti ,guardie presidenziali e cecchini addestrati in America  in modo che la gente impaurita richiami il dittatore deposto per ristabilire l'ordine, piano che succesivamente andò in fumo grazie al coraggio di un popolo e alla professionalita di un esercito, che unendosi seppero cacciare via  il male da quella terra benedetta.
E fu cosi che Zine Abidine  Ben Ali , presidente della Tunisia per ventitrè lunghissimi anni cercò di andare incontro al suo destino ,sfidando la rabbia di milioni di tunisini ,e fu cosi che un popolo pacifico e coraggioso, rappresentato in questa storia dal mite Rashid Ammar, capo di stato maggiore dell'esercito tunisino , che pur di fermare la mattanza dei compatrioti mandò via il dittatore con la semplice diplomazia, passando cosi  alla storia come l'uomo che nonostante gli ordini si rifiutò di sparare sui manifestanti onorando cosi il giuramento militare di difendere il popolo della Tunisia anche a costo della propria vita.


Testimonianza anonima rilasciata da un ex guardia presidenziale vicinissima alla famiglia Ben Ali.
                                                                            

                                                                                                        Bou Sufi


2 commenti:

  1. Ben Ali o chiunque altro, non frega niente ai tunisini, vogliono solo scappare. Altro che democrazia o libertà, scappa che qualcuno ci darà da mangiare, se non ce lo da rubiamo o spacciamo droga. Questa è la rivoluzione "ridicola" degli arabi. Senza la minima dignità.

    RispondiElimina
  2. caro Anonimo, se vivessi tu la situazione di chi scappa dalla Tunisia, non scriveresti certo queste parole. Chi sta perdendo la dignita' oggi siamo proprio noi Italiani. Quando la gente sparava nel mio quartiere a Cartagine (Tunisia), non e' certo venuto a soccorrermi Berlusconi, ma l"arabo" che tanto abbiamo stereotipato negli anni come fannullone. Che venga qui in Tunisia a prendere lezioni di dignita' e coraggio.

    RispondiElimina