mercoledì 22 giugno 2011

La Vicenda del '' TAYSIR''

Nel seguente articolo citerò dei nomi fittizzi su espressa richiesta dei narrattori di questa storia.

Il racconto ha come protagonisti Ahmed Zitouni e Abdullah Ben Haj Selem, pescatori della città marinara di Teboulba, a Monastir


La scritta a spray CP 38/11 sul '' Taysir'' ( Bordeline europe)
Ci troviamo nel porto di Teboulba , uno dei porti di pesca più noti della Tunisia, punto di ritrovo per molti pescatori del luogo. Tra le migliaia di pescherecci ormeggiati , noto la presenza di un barcone di nome     ' TAYSIR'', nulla di strano fin qui se non per il fatto che nella paratie adiacenti la plancia e la prua campeggia una scritta al quanto familiare per chi visita spesso Lampedusa '' CP 38 /11 ( capitaneria di porto, 38ettesima 2011) chiedo ad Ahmed come mai un peschereccio ormeggiato in un porto tunisino abbia la scritta a spray che rilascia le autorità della guardia
costiera italiana ai barconi sequestrati. Egli  risponde
Il '' TAYSIR'' ormeggiato nel porto di Teboulba ( Bordeline europe
dichiarando che quel barcone parti da Zarzis  nel Febbraio scorso con a bordo 700 migranti diretti a Lampedusa, e che ritornò circa un mese fa dall'isola. Insisto nel porgergli le domande ed egli mi racconta un giro di denaro atto a fare ritornare barconi sequestrati ai legittimi proprietari in Tunisia .Mi rivela che un certo Taoufik Nouira, noto armatore di Monastir, è attualmente in contatto con un certo Moustafa Ben Kahla all'anagrafe Selem,abitante da anni a Lampedusa,spiegandomi che Taoufik Nouira tramite le sue conoscenze,facilita i contatti tra il Moustafa di Lampedusa e alcuni armatori tunisini,desiderosi di riappropriarsi delle imbarcazioni vendute nei mesi scorsi agli scafisti in partenza e sequestrate dalle autorità lampedusane all'arrivo.In cambio della restituzione del natante l'armatore di turno sborsa milioni di dinari a Moustafa, che secondo lui il seguente incasso serve a ricoprire le spese ''legali'' attuate per il rilascio del natante. Ahmed sospetta l'illegalità dell'operazione ricordando che normalmente quando si vuole ottenere il dissequestro di un mezzo, devi pagare solamente le spese per l'avvocato,con una tariffa che varia tra i 3 e i 5 milioni, e non 80 milioni di dinari, in euro quasi 40 mila ,prezzo sborsato per il '' TAYSIR'',il peschereccio sequestrato mesi fa a Lampedusa ed ora stranamente ormeggiato nel porto di Teboulba, Ahmed mi spiega come è nato il rapporto tra Taoufik Nouira e Moustafa Ben Kahla, mi racconta che Taoufik ebbe 2 mesi fa il fratello Fakr Dinne bloccato nel porto di Lampedusa in seguito all'intercertazione del suo peschereccio in acque italiane e che grazie alla mediazione di Moustafa fu subito rilasciato dalle autorità lampedusane, da allora Taoufik per sdebitarsi cerca e facilità i contatti tra i proprietari dei natanti bloccati a Lampedusa e Moustafa, tunisino originario di Teboulba e abitante a Lampedusa. In seguito Ahmed mi fa conoscere Abdullah Ben Haj Selem, colui che consegnò il denaro a Moustafa e accompagnò il proprietario del '' TAYSIR'' a Lampedusa. Abdullah mi racconta inoltre che due ore prima dell'arrivo a Lampedusa, il proprietario del '' TAYSIR'' in viaggio con lui,  lo avvisò dell'arrivo di un fax a Lampedusa contenente le caratteristiche del peschereccio di Abdullah e i dati anagrafici delle persone che verrano a riprendersi il ''TAYSIR'',affermando inoltre che non avvisò le autorità lampedusane del suo arrivo,procedura obbligatoria secondo il codice della navigazione che dev'essere attuata entro e non oltre le 12 miglia dalla acque territoriali,pena sanzioni e il conseguente sequestro del natante da parte delle autorità competenti,racconta del suo facile ingresso a Lampedusa, e racconta di aver visto il  '' TAYSIR'' ormeggiato nei pressi delle motovedette della guardia di finanza,dopo l'attracco Abdullah dichiara di aver consegnato 40 mila euro avvolti in un sacchetto a Moustafa e di essersi recato negli uffici della capitaneria di porto per sbrigare alcune pratiche,consistenti nel dichiarare le generalità del peschereccio appena arrivato e del suo equipaggio.  Lego il ''TAYSIR'' al suo peschereccio e lo trascinò al largo con a bordo il proprietario. Rimase sbalordito dell'impassibilità delle autorità italiane di fronte al rilascio di un peschereccio che non meno di 4 mesi fa superò senza autorizzazione le acque territoriali italiane con a bordo 700 anime commetendo un reato punibile dalla legge con il sequestro e la distruzione del natante,oltre all'arresto dei responsabili. Proprio oggi Ahmed ha dichiarato che un altro '' affare'' da 44 mila euro è in corso,affermando di aver incontrato proprio ieri Taoufik Nouira mentre conversava telefonicamente,sbandierando un documento con il simbolo della guardia di finanza inviatogli dal compare d'affari Moustafa.   
Barcone bloccato a Lampedusa ( Grazia Bucca)

Affari che a primo impatto sembrano svolgersi ''legalmente''ma se analizzate minuziosamente rivelano la loro natura illegale. 

Analizziamo brevemente alcuni punti:


  • Come può un natante sequestrato in quanto oggetto del reato essere ceduto senza mezzi termini agli stessi proprietari che l'avevano venduta per fini criminali?                                                                                                                
  • Come mai le autorità lampedusane hanno lasciato Abdullah varcare le acque territoriali senza che costui li abbia avvisati prima delle dodici miglia,come prevede il codice della navigazione. 
  • Come mai le spese ''legali'' attuate da Moustafa costano 40 mila euro e non di meno?

venerdì 17 giugno 2011

Invisibili

Sono migliaia le storie che cela il deserto tunisino ,dove sono ubicate le tendopoli erette per dare ospitalità alle migliaia di rifugiati in fuga dalla Libia, storie di chi ha perso la moglie , il figlio o addirittura un intera famiglia ,e che ora si ritrova confinato a due passi dalla dimora di un tiranno sanguinario atto a distruggere il proprio popolo. 

Una storia  mi ha particolarmente interessato , la storia di Samer Abbes  nato a Gaza 33 anni fà, abbandonato nei campi di Choucha assieme a 26 compatrioti fra cui 4 famiglie e parecchi bambini. Disperati cercano invano di strappare l'asilo politico a qualche paese arabo per ricostruire il corso delle loro vite spezzate dalla follia omicida di Gheddafi. Vedendo  le loro richieste respinte persino dall'Egitto post Mubarak , Samer tenta l'ultimo disperato tentativo per far conoscere la bizzarra vicenda al mondo.



Ecco a voi la vicenda....

Samer Abbes 33 anni
'' Mi chiamo Samer Abbes , sono nato  a Gaza il 13 luglio del 1978, lavorai a Tripoli nei anni passati, allo scoppio della guerra fui reclutato contro la mia volontà dai servizi segreti di Gheddafi , operai con loro il tempo necessario per pianificare la fuga in Tunisia, chiedemmo invano asilo politico ai paesi arabi , nessuno ci vuole accogliere, chiedemmo al governo egiziano di poter entrare in Egitto per varcare il valico di Rafah ma tutte le nostre richieste furono respinte senza dare tante spiegazioni, siamo stati abbandonati a noi stessi, chiedemmo aiuto all'UNHCR ,ma al tempo chi operava direttamente con i rifugiati erano libanesi che misero di mezzo il cattivo sangue che corre tra i nostri popoli  per non aiutarci e abbandonarci senza un futuro nel deserto della Tunisia. Un giorno un brav' uomo di Ben Gherden ci consigliò di chiamare ''l'ambasciatore '' palestinese a Tunisi , riuscimmo a strappare un appuntamento presso ''l'ambasciata'' e mandare due nostri connazionali che subito dopo il colloquio con l'ambasciatore furono aggrediti mentre salivano a bordo di un taxi a 100 metri dall'ambasciata da due tizi armati di coltellino a serramanico, dall'accento sembravano palestinesi, durante l'aggressione uno dei tizi intimò ai ragazzi di non chiamare più in causa '' l'ambasciata'' palestinese  pena la loro sicurezza fisica nel campo di Choucha. Siamo stati abbandonati e minacciati persino da un nostro '' rappresentante'' che recentemente ha chiesto alle autorità tunisine di impedire l'ingresso di famiglie palestinesi al confine , molte famiglie sono state respinte a Ras Jdir nonostante la guerra a pochi chilometri. E da più di un mese che stiamo cercando di fare appello al mondo affinchè sblocchi questa bizzarra situazione , non chiediamo soldi o aiuti materiali ma solo un posto dove stare per ricostruire le nostre vite, se il mondo dice di essere interessato alla nostra causa allora perche non fa nulla per aiutarci? Perchè le richieste d'asilo di somali,eritrei etiopi e altri vengono accettati e le nostre vengono respinte strozzando ogni nostro grido d'aiuto?

Secondo il vostro punto di vista perche il vostro ''rappresentante'' ha tenuto quel vile comportamento?

Devi sapere che in Palestina chi sceglie la neutralità politica decidendo di non schierarsi nè con Al Fatah e nè con Hamas viene subito bollato e perseguitato come complice e sostenitore dello stato Israele , la posizione di Gheddafi sulla questione palestinese ci convinse a trasferirci a Tripoli, in tutti quei anni vivemmo giorni tranquilli fino allo scoppio della rivolta quando fui reclutato con la forza per operare con i servizi segreti libici, molto probabilmente il comportamento ''dell'ambasciatore'' è dovuto alla nostra neutralità politica in quanto i 26 compatrioti risiedenti nel campo non simpatizzano nè per Hamas nè per al Fatah, finendo nella lista nera delle fazioni palestinesi. Ci hanno abbandonato per via della nostra neutralità, per aver voluto scegliere una vita normale senza odio e  pregiudizi.


E  da piu di un mese che Samer cerca di far conoscere la sua vicenda a giornalisti e reporter stranieri, per beccarli si reca giornalmente al valico di Ras Jdir luogo di ritrovo per i giornalisti stranieri, ed è stato li che lo abbiamo conosciuto ,
supplicandoci di ascoltarlo per metterci a conoscenza dell'odissea  del popolo palestinese sparso tra la Libia e la Tunisia.



Valico di Ras Jdir punto di ritrovo di giornalisti stranieri( Bordeline europe)
 

martedì 14 giugno 2011

Il prezzo della felicità.

Il 24 Maggio scorso i rifugiati del campo di Choucha attuarono una protesta contro le condizioni del campo e la scarsità dei generi alimentari bloccando l'unica strada attiva che collega Ben Gherden alla Libia ,scatenando l'ira dei commercianti della città tunisina.....


Abd el Moez , sudanese di 28 anni racconta la sua terribile esperienza durante quel tragico giorno in cui perse il suo migliore amico Ahmed, ferito a morte da un proiettile vagante......


Abd el Moez 33 anni  ( Bordeline europe)
'' Non partecipammo alla protesta, eravamo in tenda a riposare quando alcuni rifugiati diedero vita ad una protesta bloccando l'unica strada che collega  Ben Gherden alla Libia, sentimmo degli spari , molto probabilmente sparato dai militari per disperdere la folla nella strada , uscimmo per vedere meglio cosa succede , i commercianti di Ben Gherden che vivono grazie a quella strada tentarono di spostarli per fare passare le loro auto cariche di beni per la città , quando iniziano a volare pietre sia da una parte che dall'altra, l'esercito tunisino cercò di sedare gli scontri sparando dei colpi a vuoto , io e il mio amico Ahmed ci allontanammo dalla nostra tenda per rifugiarci nella

La strada che collega Ben Gherden alla Libia
grande tenda della cucina che ritenemmo più sicura, prima di entrare ci voltammo per controllare se  qualcuno  ci seguisse quando il mio amico Ahmed viene colpito  da un proiettile vagante all'altezza dell'inguine, cadendo per terra sbattè violentemente la testa perdendo i sensi, lo presi di peso e lo caricai in spalla e cercai di riportarlo in tenda quando un abitante della città di Ben Gherden mi raggiunse colpendomi con un pezzo di legno alla caviglia, caddi per terra e cosi anche il mio amico esanime ,una volta per terra l'uomo che mi colpi inizio a infierire sul mio amico colpendolo piu volte con un grosso bastone provocandogli ingenti ferite  fra cui una alla testa,  implorai di smetterla ma invano, quando a un certo punto  un altro cittadino di Ben Gherden  gli chiese di smetterla. Dolorante per le percosse subite caricai Ahmed di peso, io e altri sudanesi del campo e lo portammo  nella tenda di un dottore marocchino di servizio nel luogo,lo posammo nella lettiga e il dottore gli fece delle foto con il cellulare quando, i ragazzi della zona irruppero nella tenda  picchiando il medico, cercai di fermarli portando le mani verso di loro, ma fui colpito e gettato a terra, m'intimarono di restare in silenzio e di non muovermi pena l'uccisione del  mio amico oramai in fin di vita, dopodichè mi presero e mi fecero uscire dalla tenda, lasciai Ahmed morente nella lettiga, non potei neanche dargli l'ultimo saluto , dopo tre giorni mi comunicarono il suo decesso, non fu il proiettile a ucciderlo, sono stati loro con la loro violenza a finirlo, era come un fratello per me , sono un ragazzo del Darfur,scappai da li nel 2000 entrando clandestinamente in Libia, nel 2004  il governo di Bashir uccise mio padre in quanto oppositore politico ,al ritorno nel 2007 fui arrestato dall'esercito, un soldato del nord  tentò di uccidermi con un coltello da combattimento ma non ci riusci, provocandomi una brutta ferita alla mano danneggiandomi i nervi del dito medio ,dell anulare e del mignolo.....

Alla domanda quali sono i suoi piu grandi desideri per il futuro, Abd El Moez  risponde...

'' Voglio solo felicità, un lavoro, la dignità che si meritano gli esseri umani ,il benessere per le mie sorelle e la pace nel mio paese, il Darfur. Il mio obbiettivo è l'Europa e ci andrò un giorno ,una volta fuori di qua...




Uno dei tantissimi racconti che il mondo'' civilizzato'' nasconde alle coscienze umane.



I racconti di uomini cercatori di felicità.....