mercoledì 12 gennaio 2011

Attaccata troupe televisiva italiana a Tunisi

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TUNISI - Documentare la protesta popolare che da settimane infiamma la Tunisia è costato caro ad una troupe del TG3. Unici giornalisti muniti di telecamera che si trovavano sulla Piazza della Porta di Francia invasa dai manifestanti, Maria Cuffaro e Claudio Rubino, hanno fatto appena in tempo a vedere la polizia che 'caricavà i dimostranti. Poi la violenza ha raggiunto anche loro. Ad aver la peggio è stato l'operatore, colpito in testa da un manganello della polizia e derubato della telecamera. Un brutto taglio, tanta paura, ma fortunatamente nessuna conseguenza grave. Sono stati gli stessi protagonisti, una volta rientrati in albergo per farsi medicare, a raccontare all'ANSA cosa è accaduto. «Eravamo lì con la troupe mentre per la prima volta sindacati e comunisti manifestavano insieme nel centro di Tunisi. In tutto saranno stati un centinaio di persone, uomini e donne. La polizia in divisa era dovunque, ma tanti poliziotti indossavano strane giacche rosse» racconta scossa, ma con la voce ferma, Maria Cuffaro, che spintonata a terra dai poliziotti che le hanno requisito il microfono. Non era mai successo, in 23 anni di regime, che la gente scendesse in piazza, nel centro della città. E questo, ne è convinta la giornalista, ha fatto «impazzire tutte le file del regime» che non hanno retto all'impatto con le telecamere. «Avevamo l'autorizzazione a filmare - prosegue il racconto Claudio Rubino - per questo i poliziotti ci hanno permesso di essere in piazza. Mi trovavo dietro i primi che hanno iniziato la carica quando, alle spalle, mi è arrivata una manganellata in testa. Una botta fortissima. Ho cercato di resistere per non farmi prendere la telecamera, ma alla fine ho ceduto. Erano troppi». Il tempo di avvisare l'ambasciata a Tunisi ed i due sono riusciti a rientrare in albergo dove Rubino è stato medicato alla ferita sulla testa. Immediata la reazione dell'ambasciatore Piero Benassi che ha chiesto alle autorità tunisine di «garantire alla stampa italiana sul territorio garanzie di lavoro e assistenza dove necessario». «Fatti del genere non devono accadere più, abbiamo fermamente protestato», ha commentato da parte sua il ministro degli Esteri, Franco Frattini. Neanche un'ora di tempo e la polizia ha miracolosamente riconsegnato la telecamera sottratta. «È evidente - osserva la Cuffaro - che ce l'avevano loro». Nonostante lo spavento ed il gran mal di testa Rubino (un 'magò delle tecnologie l'ha definito la Cuffari) si è messo al lavoro è a dispetto dei tentativi dei tunisini di cancellare il filmato è riuscito a recuperare tutto dall'hard disk. In tempo per l'edizione serale del Tg3. Domani la troupe tornerà al lavoro, assicura Rubino promettendo al contempo di farsi vedere da un medico. Poi gli scappa una risata. «Prima ho ricevuto un sms firmato dal presidente della Rai Paolo Garimberti. Ho pensato ad uno scherzo e invece - racconta ancora incredulo - era proprio lui che voleva sapere come stavo».

FNSI: "INDIGNATI" Il Congresso della Fnsi, in una mozione approvata all'unanimità, esprime «indignazione per l'aggressione subita oggi dai giornalisti del Tg3 che stavano svolgendo il loro lavoro a Tunisi per documentare le proteste in corso nel Paese». «Il Congresso - si legge ancora nella mozione - esprime vicinanza, solidariet… e sostegno al Sindacato dei giornalisti tunisini che a gran voce in queste ore rivendicano il loro diritto-dovere di informare sulla protesta sociale che da settimane scuote il Paese e la dura repressione che ha gi… fatto decine di morti. 'Libert… per la Stampa in Tunisià: con questo slogan e con le foto delle persone uccise nei disordini, i colleghi tunisini hanno tentato di scendere in piazza ma sono stati bloccati dalla polizia nella sede del loro sindacato. Siamo, e saremo sempre al fianco, anche con la Ifj, dei giornalisti tunisini nella loro lotta contro la censura e per la libert… di informazione»

TESTIMONE: "MORTO UN 27ENNE" Ad Hammamet ha perso la vita, colpito dal fuoco della polizia, un dimostrante ventisettenne. Lo ha riferito all'Ansa un testimone che ha detto di aver assistito agli scontri. Si tratta della prima vittima nella zona.

ESCALATION DI SCONTRI La scintilla che ha fatto scoppiare la rivolta dei giovani tunisini si è accesa poco più di tre settimane fa a Sidi Bouzid, nel centro della Tunisia, con il gesto disperato di un ambulante che si è dato fuoco. Poi la protesta contro il carovita e la disoccupazione si è allargata al resto del Paese, fino alle strade di Tunisi.
18 DICEMBRE 2010 - Mohamed Bouazizi si dà fuoco davanti all'edificio del governo di Sidi Bouzid per protestare contro la confisca da parte della polizia del suo banchetto abusivo di frutta e verdura. L'uomo morirà il 5 gennaio.
24 DICEMBRE 2010 - Sull'onda del gesto disperato di Bouazizi, tutta la regione diventa teatro di manifestazioni che degenerano in scontri con la polizia. A Menzel Bouzayane un ragazzo di 18 anni viene ucciso da un colpo di arma da fuoco. Un altro dimostrante morirà il primo gennaio per le ferite riportate.
27 DICEMBRE 2010 - La protesta arriva nella capitale, una dozzina di persone rimane ferita durante una manifestazione.
29 DICEMBRE - Altri due giovani disoccupati tentano il suicidio a Gafsa Zar e a Sidi Bouzid. In un rimpasto di governo, deciso in seguito dalle proteste, il presidente Ben Ali nomina i nuovi ministri della Gioventù, del Commercio, della Comunicazione e degli Affari religiosi.
4 GENNAIO 2011 - Dopo alcuni giorni di relativa calma si riaccende la protesta di studenti e disoccupati in diverse località della Tunisia.
7 GENNAIO 2011 - Gli Stati Uniti esprimono «preoccupazione» per quanto accade nel Paese nordafricano e convocano l'ambasciatore tunisino a Washington. Intanto si contano 5 feriti tra i manifestanti vicino a Sidi Bouzid.
8 GENNAIO 2011 - Un altro venditore ambulante si dà fuoco a Sidi Bouzid. A Tunisi si tiene una grande manifestazione indetta dall'Unione Generale dei Lavoratori Tunisini per chiedere «pane e dignità ». Il ministro degli Esteri italiano, Franco Frattini, si dice «preoccupato» e sostiene il governo «per intervenire sui prezzi dei prodotti» alimentari e «per riportare la calma».
9 GENNAIO 2011 - Nella notte tra l'8 e il 9 gennaio, si infiammano le proteste a Thala e Kasserine. A fine giornata il bilancio sarà di 14 morti secondo fonti del governo, 28 secondo altre testimonianze. Il leader storico del Partito democratico progressista all'opposizione, Ahmed Nejib Chebbi, rivolge un appello a Ben Ali per «far cessare il fuoco» contro cittadini innocenti.
10 GENNAIO 2011 - Secondo radio Kalima, il bilancio delle vittime degli scontri dei giorni precedenti ammonterebbe a 50 morti. In un discorso alla nazione il presidente Ben Ali accusa gli autori dei disordini di «atti di terrorismo» e denuncia «ingerenze straniere». Il governo annuncia la chiusura di scuole e università, fino a nuovo ordine. L'Ue condanna le violenze e l'arresto dei dissidenti.
11 GENNAIO 2011 - Il bilancio ufficiale delle vittime degli scontri nel fine settimana sale a 21. Scoppia la rivolta alla periferia di Tunisi, si mobilita l'esercito. Anche dalla Francia arriva la condanna per le violenze.
12 GENNAIO 2011 - Violenti scontri si registrano tra dimostranti e polizia in pieno centro a Tunisi. Nuove vittime. Ben Ali nomina il nuovo ministro dell'Interno e ordina il rilascio degli arrestati che non siano «implicati in gravi atti di violenza». L'Alto rappresentante Ue per la politica estera, Catherine Ashton, condanna l'uso sproporzionato della forza da parte della polizia tunisina.

L'esercito nazionale occupa la capitale

La protesta in Tunisia per il lavoro e contro il caro-vita è esplosa oggi anche in un sobborgo operaio della capitale, Etadhamoun, dove si sono verificati scontri durante i quali la polizia ha sparato sulla folla. Vi sarebbero morti e feriti, mentre in aiuto alla polizia è intervenuto anche l'esercito.

I dimostranti hanno attaccato edifici 


Saccheggiato negozi e dato fuoco a una banca e a una stazione della polizia. Nella municipalità‚ 15 chilometri dal centro di Tunisi, è stata interrotta l'illuminazione stradale. La polizia ha lanciato lacrimogeni e sparato in aria. Poi gli agenti hanno iniziato a sparare ad altezza d'uomo e, secondo testimoni, vi sarebbero morti e feriti. I dimostranti hanno anche appiccato il fuoco allo stabile che ospita gli uffici della municipalità. La polizia ha bloccato tutte le vie di accesso e uscita dalla città, mentre in aiuto degli agenti sono stati mobilitati anche uomini dell'esercito. I dimostranti hanno interrotto la circolazione sull' autostrada che unisce Tunisi a Biserta. 

Nella sola città di Kasserine ci sono stati una quarantina di morti 

In cinque giorni, oltre a 65 i feriti. Solo ieri i morti sono stati 14, ha detto un gruppo di avvocati di fronte al Palazzo di Giustizia della città. «Erano semplici cittadini disarmati che hanno trovato la morte sotto i colpi di tiratori scelti - ha detto l'avvocatessa Salma Abbasi - Io stessa ho visto dalla mia macchina che la Polizia tirava direttamente sulle persone. Noi ci chiediamo chi ha dato l'ordine di sparare e chi alla Polizia di ritirarsi. La Polizia infatti ieri è stata presente per tutta la giornata degli scontri, e poi è improvvisamente scomparsa subito dopo la fine del discorso del presidente in tv».

«Nella notte tra sabato e domenica a Thala sono state uccise nove persone                                  
ha aggiunto Monia Bou Ali - Otto di loro erano state colpite alla testa, al torace o al collo, il nono ad una gamba. Ma per cinque ore è stato lasciato senza soccorsi in strada, perchè a chi tentava di avvicinarsi veniva impedito, in quanto si diceva che era già morto». Sempre a Thala, ha proseguito Salma Abbasi, «io stessa ho tentato di mediare tra la polizia e la gente sul numero delle persone che avrebbero potuto partecipare ai funerali della vittime, perchè gli agenti non volevano che fossero più di due parenti per morto. E io stessa sono stata arrestata per tre ore».

Thala è stata posta sotto assedio dalla polizia. 

Un ingente dispiegamento di forze di sicurezza presidia tutte le arterie principali della città per impedire che si svolgano nuove manifestazioni di protesta dei disoccupati, dopo quelle dei giorni scorsi. Un mezzo della polizia ha attraversato le vie della città con l'altoparlante invitando i cittadini a rimanere in casa e annunciando il divieto di assembramenti.

Secondo il governo le vittime degli scontri nelle ultime 72 ore sono 21 

Il ministro delle comunicazioni Samir Labidi ha bollato come totalmente falsi i bilanci che parlano di 40 o 50 morti.

Quinto suicidio. 

 Un 23enne si è ucciso salendo su un palo dell'elettricità per poi gettarsi sui cavi dell'alta tensione nella regione di Sidi Bouzid. Si tratta del quinto suicida dal 17 dicembre, quando si è tolto la vita Mohamed Bouaziz, 26 anni, un ambulante che si è dato fuoco per protestare contro il sequestro della sua merce: quella morte ha dato inizio alle violente dimostrazioni. Il suicida è Allaa Hidouri, laureato e disoccupato: era stato ferito alle gambe da proiettili durante le dimostrazioni del 24 dicembre nella località di Menzel Bouzaine, dove c'erano stati un morto e diversi feriti.

SCONTRI IN TUNISIA, SI AGGRAVA IL BILANCIO

  Continua ad aggravarsi il bilancio degli scontri tra manifestanti e forze dell'ordine che da giorni si susseguono in Tunisia. Anche il ministero dell'Interno ha ammesso altri quattro morti, risalenti a lunedi', che hanno cosi' portato a 18 il computo ufficiale.
  Ma situazione sarebbe ancora piu' grave: secondo il principale sindacato nazionale Ugtt, negli ultimi tre giorni avrebbero perso la vita oltre 50 persone soltanto nella regione centrale di Kasserine; una cifra analoga era stata gia' indicata dalla Federazione Internazionale per i Diritti Umani, organizzazione con sede a Lione che raggruppa 164 movimenti umanitari, e che e' presieduta dal tunisino Souhayr Belhassen.
  AMNESTY INTERNATIONAL DENUNCIA DECINE DI MORTI
Di decine di morti ha parlato anche Amnesty International.
  In giornata a Tunisi l'atmosfera appariva peraltro relativamente tranquilla, in conseguenza della chiusura a tempo indeterminato di scuole e atenei ordinata dal presidente Zine al-Abidine Ben Ali. Il discorso del capo dello Stato che ha denunciato "atti terroristici" nelle proteste di piazza ha innescato ulteriore tensione in varie citta', tra cui el-Kef e Gafsa, dove la polizia ha usato i lacrimogeni per disperdere la folla inferocita. Nella capitale le strade sono per lo piu' deserte, in quanto pochi cittadini si sono recati al lavoro. Sembra esserci scetticismo sulla promessa di Ben Ali di creare 30mila posto di lavori entro il 2012 per contrastare la disoccupazione, uno dei fattori determinanti nell'innescare i tumulti.
I TUMULTI INNESCATI DALL'AUMENTO DEI PREZZI DEL PANE
La rivolta e' stata innescata dall'aumento dei prezzi del pane, che ha fatto esplodere l'esasperazione della popolazione tunisina, e anche di quella della vicina Algeria. L'origine delle proteste ha preso le mosse in dicembre, dopo il suicidio di un 26enne laureato privo di occupazione, il quale si diede fuoco per ribellarsi alla confisca da parte della polizia dei prodotti agricoli che stava cercando di vendere, senza la necessaria licenza, per procurarsi di che vivere.