giovedì 13 gennaio 2011

Terra mia è perdono quello che ti chiedo

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Intervento del presidente Ben Ali alla Tv di stato, durante l'intervento il vile e astuto dittatore promette un sacco di cambiamenti  fra cui la liberta di stampa, la liberta di pensiero, l'abbassamento dei generi di prima necessita, l'apertura di youtube e lo stop alla censura di internet.....

mi pongo una serie di domande? gli ottanta fratelli sono morti solo per questa causa?, solo per rendere youtube visibile in Tunisia? solo per vedere lo zucchero costare di mezzo centesimo in meno? sono morti per la liberta della propria terra , per la liberta dei loro cari da un futuro colmo di menzogne e di paura, per un futuro senza Ben Ali...I fratelli sono morti per noi  tunisini del mondo, sono morti per il nostro futuro benessere , nel mentre scrivo questa breve nota una lacrima di dolore e di vergogna scende  sulla mia guancia, una lacrima che rimprovera il sottoscritto per non essere stato all'altezza  del suo popolo , quel popolo con cui condivisi le gioie del'infanzia,con cui condivisi le titubanze del'adolescenza e gli interogattivi del giovane uomo.  fratelli miei mi vergogno di non aver lottato con voi  ,voi che ad ogni mio  ritorno a casa , mi aspettavate a bracce aperte , ospitandomi nelle vostre case e facendomi sentire un vero figlio della Tunisia , e adesso nel mentre voi morite io sono qui al sicuro  ,lontano dalla sofferenza della mia terra ...La terra dove sono sepolti i miei avi , dove sono sepolti i miei carissimi nonni, dove seppelirò mio padre e dove  un giorno sarò sepolto, la terra dei miei nonni e di mio padre, che ha saputo tramandarmi   tutti i valori che un padre tunisino possa dare al figlio...Tunisia  chiedo il tuo perdono  per non essere stato all'altezza nell'estirpare il male che ti stava  logorando, per non aver versato il mio sangue per la tua causa e la causa dei tuoi figli....

Bousufi

14 gennaio 2011

IO ,studente e blogger prigioniero di Ben Ali

Censura, povertà e voglia di fuga le micce della rivolta. "Per noi giovani dal futuro negato è cominciata la rivoluzione". La paura del regime e l'amore per il Paese.
Pubblichiamo la testimonianza di uno studente universitario tunisino che si firma con uno pseudonimo: il testo è stato pubblicato sul blog collettivo di Nawaat, sito vicino all'opposizione

videoFACCIO parte della nuova generazione vissuta in Tunisia sotto il regno assoluto di Ben Ali. Al liceo, al college, si ha sempre paura di parlare di politica. "Ci sono spie dovunque", ci dicono.

Nessuno osa discuterne in pubblico. Nessuno si fida. Il vicino, un amico, il droghiere può essere una spia di Ben Ali. Vuoi che ti portino via a forza, te o tuo padre, in qualche luogo indefinito, la sera o alle quattro del mattino?
Si cresce con questa paura di impegnarsi, e si continua a studiare, si va in giro, si esce la sera senza occuparsi di politica. Negli anni del liceo si cominciano a conoscere i meandri della famiglia reale, e si sentono storie qua e là, su questo o quel parente di Leila (la first lady tunisina, ndr.) che ha preso il controllo dell'industria, che si è appropriato dei terreni di qualcun altro o che ha trattato con la mafia italiana.

Se ne parla, se ne discute tra noi, tutti sono al corrente, ma non si agisce. Si proseguono gli studi, in breve ci si rende conto che la tv tunisina è la peggiore di tutte, ogni informazione è un inno alla gloria del presidente. Ben Ali appare sempre nella sua luce migliore. Tutti sanno che si tinge i capelli di nero. Sua moglie, con quel suo sorriso legnoso, non piace a nessuno; non è mai sembrata sincera.

Si vive. O non si vive,
si pensa di vivere. Si ha voglia di credere che tutto vada bene, perché si fa parte della classe media, ma si sa che durante il giorno i bar sono pieni zeppi di gente: disoccupati che discutono di calcio.
I primi locali notturni aprono le porte, si incomincia a uscire, a bere, a fare vita notturna dalle parti di Sousse o di Hammamet. Circolano altre storie su un certo Trabelsi (il cognome della first lady, ndr) che ha spaccato la faccia a uno perché gli andava di farlo, o di un altro con lo stesso cognome che ha provocato un incidente stradale e poi se ne è tornato a casa a dormire. Queste storie, ce le raccontiamo in fretta, discretamente. Ci vendichiamo a modo nostro: raccontando, ci sembra di complottare.

I poliziotti hanno paura. Se gli dici che sei parente di Ben Ali tutte le porte si aprono, negli alberghi ti danno le stanze migliori, i parcheggi sono gratis, il codice stradale cessa di esistere. La Tunisia diventa un campo da gioco virtuale. Non rischiano nulla, possono fare quello che vogliono, trattare le leggi come fossero marionette.
Internet è bloccato. Le pagine censurate vengono fatte passare per non trovate o inesistenti. A scuola ci si scambiano i proxy (le strade per evitare la censura informatica, ndr). "Hai un proxy che funziona?" è la parola d'ordine; non si sente dir altro.

Siamo stufi, e ne parliamo tra noi, sappiamo tutti che Leila Ben Ali ha cercato di vendere un'isola tunisina, che vuole chiudere la Scuola Americana di Tunisi per promuovere una sua scuola: queste storie circolano. Su Internet e nelle borse ci scambiamo "La reggente di Cartagine" (una biografia impietosa della first lady, ndr). Amiamo il nostro Paese, vorremmo veder cambiare le cose, ma non c'è un movimento organizzato. La tribù è pronta, ma il capo manca all'appello.

La Tunisia, la corruzione, le tangenti - c'è semplicemente la voglia di andarsene di qui, ci si candida per andare a studiare in Francia, in Canada ... Vorresti piantar lì tutto. Sei un vigliacco, lo riconosci. Il Paese, lo lasci a loro.
Te ne vai in Francia, dimentichi per un po' la Tunisia, ci torni in vacanza. La Tunisia? È la spiaggia di Sousse, o quella di Hammamet, o locali notturni, i ristoranti. Ecco cos'è la Tunisia: un gigantesco Club Méditerranée.
Ed ecco che WikiLeaks rivela in piena luce quello che tutti mormoravano.

Ed ecco che un giovane si immola col fuoco..

E 20 tunisini sono uccisi in un solo giorno.

E per la prima volta si vede in tutto questo l'occasione per ribellarsi, per vendicarsi di questa famiglia reale che si è impossessata di ogni cosa, di rovesciare l'ordine costituito che ha accompagnato l'intera vita di noi giovani.
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Giovani che hanno studiato; e che ora ne hanno abbastanza. E si preparano a immolare tutti i simboli di questa vecchia Tunisia autocratica, con una nuova rivoluzione, la Rivoluzione del Gelsomino, quella vera.