martedì 25 gennaio 2011

Giallo sulla sorte del nipote di Ben Ali

MILANO - «Imed Trabelsi è stato assassinato da un poliziotto». Un sms svelerebbe la fine del nipote dell'ex presidente tunisino Ben Ali. A inviarlo ad un amico italiano, da Dubai dove è fuggita con la bimba di 15 mesi, sarebbe stata la moglie di Imed, Sarah. Ma per il ministro degli Interni tunisino, Ahmed Friaa, «Imed Trabelsi è vivo ed è sottoposto ad interrogatorio dalla polizia che sta indagando su di lui».

L'SMS - Il testimone italiano invece ci inoltra l'sms (scritto in francese, ndr) ricevuto dalla moglie di Imed che afferma il contrario e giura: «L'ho ricevuto giovedì - racconta l'amico italiano della famiglia - e c'era scritto che Imed "è stato accoltellato al cuore da un poliziotto o da un militare. Lei l'ha saputo da un amico medico che lavora nell'ospedale militare. Il corpo è stato seppellito nel cimitero dell'ospedale". Quindi altro che fuggito in Italia. Si uccide così un uomo? Può anche essere il mio peggior nemico ma la vita umana ha un valore». La fonte però vuole restare anonima per paura di ritorsioni ma si dice pronta a testimoniare se qualche giudice volesse vederci chiaro.IL VIDEO - S'infittisce così il giallo sulle sorti del nipote della first lady Leyla Ben Ali, moglie dell'ex presidente tunisino, dopo che alcuni blogger hanno scritto che Imed Trabelsi sarebbe vivo e in Italia. Lo dimostrerebbe un video pubblicato su Youtube nel quale appare Imed seduto a un tavolo assieme ad alcuni agenti di polizia mentre prepara la sua fuga dal Paese. Nel video si sente Trabelsi parlare al telefono in italiano: «No, no, dammi il piano di volo, mi lasceranno andare. Subito, per favore, perché la situazione è veramente critica». Per questa frase, secondo alcuni blogger, Trabelsi sarebbe riuscito a fuggire in Italia. Secondo Needhal Jerby, blogger tunisino, il video è stato girato il 14 gennaio, nel giorno della fuga del presidente Ben Ali, all'interno della stazione di polizia di Bourj Louzir, a poche centinaia di metri dall'aeroporto di Tunisi e poco lontano dalla città costiera di La Goulette, un comune a nord di Tunisi, del quale Imed era sindaco dallo scorso maggio. Secondo altri invece Imed si trovava in quel momento nella caserma di l'Aouina, sempre a Tunisi e sempre nei dintorni dell'aeroporto, con la minaccia di un imminente arresto da parte dell'esercito».

IL TESTIMONE - «Sono io quello con cui Imed parla al telefono», svela l'amico italiano che ha delle attività in nordafrica. «Imed era in aeroporto. Erano le 21,15. Gli stavo procurando un aereo. L'ho sentito di nuovo verso mezzanotte. Mi chiedeva di mandargli il piano di volo perché i soldati lo avrebbero fatto partire. Poi quando l'ho richiamato più tardi non mi ha più avuto notizie fino all'sms di giovedì della moglie». Imed Trabelsi, nipote di Leyla Ben Ali, così come tutto il clan Trabelsi, era considerato da una parte della popolazione locale come il simbolo della corruzione diffusa nel paese. Imed, prima della morte, dirigeva la catena Bricorama in Tunisia ed era sindaco di La Goulette. Imed, come hanno affermato all'Ansa Catherine Graciet, autrice insieme a Nicolas Beau, del libro «La reggente di Cartagine», sarebbe stato uno dei figli segreti (e non un nipote) della signora Ben Ali. Imed Trabelsi era rimasto coinvolto, insieme ad un altro nipote, Moez, in un traffico di auto di lusso e anche in una famosa vicenda di yacht rubati in Francia.

Articolo tratto dal '' Corriere''