venerdì 17 giugno 2011

Invisibili

Sono migliaia le storie che cela il deserto tunisino ,dove sono ubicate le tendopoli erette per dare ospitalità alle migliaia di rifugiati in fuga dalla Libia, storie di chi ha perso la moglie , il figlio o addirittura un intera famiglia ,e che ora si ritrova confinato a due passi dalla dimora di un tiranno sanguinario atto a distruggere il proprio popolo. 

Una storia  mi ha particolarmente interessato , la storia di Samer Abbes  nato a Gaza 33 anni fà, abbandonato nei campi di Choucha assieme a 26 compatrioti fra cui 4 famiglie e parecchi bambini. Disperati cercano invano di strappare l'asilo politico a qualche paese arabo per ricostruire il corso delle loro vite spezzate dalla follia omicida di Gheddafi. Vedendo  le loro richieste respinte persino dall'Egitto post Mubarak , Samer tenta l'ultimo disperato tentativo per far conoscere la bizzarra vicenda al mondo.



Ecco a voi la vicenda....

Samer Abbes 33 anni
'' Mi chiamo Samer Abbes , sono nato  a Gaza il 13 luglio del 1978, lavorai a Tripoli nei anni passati, allo scoppio della guerra fui reclutato contro la mia volontà dai servizi segreti di Gheddafi , operai con loro il tempo necessario per pianificare la fuga in Tunisia, chiedemmo invano asilo politico ai paesi arabi , nessuno ci vuole accogliere, chiedemmo al governo egiziano di poter entrare in Egitto per varcare il valico di Rafah ma tutte le nostre richieste furono respinte senza dare tante spiegazioni, siamo stati abbandonati a noi stessi, chiedemmo aiuto all'UNHCR ,ma al tempo chi operava direttamente con i rifugiati erano libanesi che misero di mezzo il cattivo sangue che corre tra i nostri popoli  per non aiutarci e abbandonarci senza un futuro nel deserto della Tunisia. Un giorno un brav' uomo di Ben Gherden ci consigliò di chiamare ''l'ambasciatore '' palestinese a Tunisi , riuscimmo a strappare un appuntamento presso ''l'ambasciata'' e mandare due nostri connazionali che subito dopo il colloquio con l'ambasciatore furono aggrediti mentre salivano a bordo di un taxi a 100 metri dall'ambasciata da due tizi armati di coltellino a serramanico, dall'accento sembravano palestinesi, durante l'aggressione uno dei tizi intimò ai ragazzi di non chiamare più in causa '' l'ambasciata'' palestinese  pena la loro sicurezza fisica nel campo di Choucha. Siamo stati abbandonati e minacciati persino da un nostro '' rappresentante'' che recentemente ha chiesto alle autorità tunisine di impedire l'ingresso di famiglie palestinesi al confine , molte famiglie sono state respinte a Ras Jdir nonostante la guerra a pochi chilometri. E da più di un mese che stiamo cercando di fare appello al mondo affinchè sblocchi questa bizzarra situazione , non chiediamo soldi o aiuti materiali ma solo un posto dove stare per ricostruire le nostre vite, se il mondo dice di essere interessato alla nostra causa allora perche non fa nulla per aiutarci? Perchè le richieste d'asilo di somali,eritrei etiopi e altri vengono accettati e le nostre vengono respinte strozzando ogni nostro grido d'aiuto?

Secondo il vostro punto di vista perche il vostro ''rappresentante'' ha tenuto quel vile comportamento?

Devi sapere che in Palestina chi sceglie la neutralità politica decidendo di non schierarsi nè con Al Fatah e nè con Hamas viene subito bollato e perseguitato come complice e sostenitore dello stato Israele , la posizione di Gheddafi sulla questione palestinese ci convinse a trasferirci a Tripoli, in tutti quei anni vivemmo giorni tranquilli fino allo scoppio della rivolta quando fui reclutato con la forza per operare con i servizi segreti libici, molto probabilmente il comportamento ''dell'ambasciatore'' è dovuto alla nostra neutralità politica in quanto i 26 compatrioti risiedenti nel campo non simpatizzano nè per Hamas nè per al Fatah, finendo nella lista nera delle fazioni palestinesi. Ci hanno abbandonato per via della nostra neutralità, per aver voluto scegliere una vita normale senza odio e  pregiudizi.


E  da piu di un mese che Samer cerca di far conoscere la sua vicenda a giornalisti e reporter stranieri, per beccarli si reca giornalmente al valico di Ras Jdir luogo di ritrovo per i giornalisti stranieri, ed è stato li che lo abbiamo conosciuto ,
supplicandoci di ascoltarlo per metterci a conoscenza dell'odissea  del popolo palestinese sparso tra la Libia e la Tunisia.



Valico di Ras Jdir punto di ritrovo di giornalisti stranieri( Bordeline europe)