giovedì 25 agosto 2011

I sogni infranti dai manganelli

Migliaia  i tunisini rimpatriati contro la loro volonta o con l'inganno dalle autorità italiane, migliaia di esseri umani denudati della loro dignità ,colpevoli per aver tentato l'impresa di scavalcare le mura della'' fortezza europa''. Ecco a voi il racconto di Zouhair Souli nato 26 anni fà a Tunisi ,arrivato il 5 maggio 2011 ,viene rimpatriato il mese successivo dopo una terribile esperienza nel centro di Contrada Imbriaccola.

Zouhair Souli 26 anni
Ecco a voi il suo racconto....

'' Partimmo in 60 da Sfax la notte del 5 maggio 2011 alla volta di Lampedusa, arrivammo il giorno dopo di pomeriggio. Una volta a Lampedusa fummo condotti in un centro d'accoglienza, trovammo 300 tunisini ammassati in un cortile che protestavano appoggiati al cancello , l'unica persona con cui potevamo parlare era una certa Daria Storia ( OIM) che ci aveva riferito del divieto d'ingresso a tutte le organizzazioni, ci ha aiutato molto psicologicamente e sopratutto a capire la nostra situazione  fino a che non fu proibito anche a lei di entrare per ragioni di sicurezza in quanto la'' nostra zona''  era pericolosa per la sua incolumità. Ricordo di aver visto del personale con delle giacche blu ( ACNUR). La situazione era molto instabile all'interno del centro, in quanto spesso i tunisini protestavano appoggiandosi alla cancellata''.

Perche protestavate?

''Di solito si protestava per la scarsa qualità del cibo, per le condizioni igieniche del cortile che veniva abbandonato per intere settimane prima di essere pulito. Non ho mai protestato, avevo paura a farlo in quanto ogni volta che i tunisini protestavano gli agenti di polizia rispondevano violentemente entrando nel cortile con il volto coperto e manganellando a più non posso gli occupanti, ricordo  una scena che tutt'ora disturba le mie notti insonne, erano entrati uomini con i vestiti neri e rossi ( Carabinieri ) e la polizia muniti di manganello, picchiarono tutti anche me che non partecipavo alla protesta, mi spinssero in un angolo e mi manganellarono la schiena,altri tre invece bloccarono per terra un mio amico , uno gli schiacciò la nuca con lo stivale bloccandogli  il braccio sinistro dietro la schiena e gli altri due lo picchiarono nelle parti basse del corpo causandogli la frattura della gamba sinistra dal ginocchio in giù. Usavano anche forme di violenza psicologica, la polizia insultava con frasi razziste la nostra fede religiosa e gli addetti della cucina ci servivano per provocazione la carne di maiale facendo scoppiare altre proteste sedate con il manganello .Ricordo che i tunisini fecerò lo sciopero della fame per protestare contro la loro detenzione a Lampedusa , quando interrupero lo sciopero gli fu negato il cibo per un giorno e mezzo''.


 Ricordi se sono entrati giornalisti nel centro ?

Il centro d'accoglienza di Contrada Imbriaccola
''Nessuno poteva entrare in quel centro, salvo i mediatori culturali e la polizia. Un giorno ( il 20 Maggio)  un gruppo di giornalisti cercarono di documentare le condizioni  del centro dalla collina, vennero raggiunti e bloccati dalla polizia e dai militari che gli confiscarono tutto il materiale,ne nasce un altra protesta , i tunisini volevano fare entrare i giornalisti per mostrare le loro condizioni. Ricordo che la polizia prese di mira un certo Nizar, ragazzo ben educato e colto sposato con una olandese, che si permise di condannare le proprie condizioni in un inglese comprensibile , entrarono dentro il cortile e lo picchiarono fino a rompergli il setto nasale, ricordo di un commissario in borghese che si avvicinò ad un tunisino e gli strappò con forza un anello dal sopraciglio sinistro e ricordo che c'erano uomini vestiti di nero con un elmetto di plastica dura e volto coperto armati di fucili ( forze speciali dei Carabinieri) che presidiavano il cancello, Daria (OIM) mi sottolineò che era illegale detenere delle armi all'interno di un centro d'accoglienza''.


I medici erano attivi durante la vostra detenzione ?



''No , ogni qual volta che avevano bisogno di cure ci veniva detto '' Dopo domani dopo domani''  in realta passava molto tempo prima che entrasse un medico a curarci''.





Il RIMPATRIO.

Lampedusa 30 Maggio 2011

Zouhair! cosa è successo quella mattina?



''Non sapevamo nulla, una mattina verso le 10 i poliziotti ci presero e ci portarono all'aeroporto a bordo di un pulmino con le finestre coperte, ci fecerò entrare da un ingresso secondario. Trasferivano 30 persone alla volta divise in tre gruppi, ma prima di imbarcarci in aereo ci fecerò passare da una stanza di fronte l'ufficio di Daria (OIM) spogliandoci completamente dei nostri vestiti, una volta nudi ci fecero la perquisizione anale. Finita la perquisizione ci vestimmo e ci accompagnarono al pulmino, dove ci sequestrarono tutti gli oggetti metallici, dalle collane agli orologi arrivando ai cellulari, in aereo ci misero le manette ai polsi e alle caviglie e le legarono tra loro con una catena, non ci sedemmo normalmente ma rimanemmo in una posizione chinata per tutto il viaggio con dei poliziotti seduti uno alla nostra destra e un altro alla nostra sinistra, i finestrini dovevamo rimanere rigorosamente chiusi e ogni volta che chiedevamo della nostra destinazione  ci rispondevano '' Non lo so''. Eravamo 30 tunisini e 70 poliziotti in tutto per un totale di 100 passeggeri. Per un ora di viaggio rimasi in quella posizione, la schiena iniziò a farmi male, aperto il portellone i poliziotti si ritirarono nelle ultime file dell'aereo  e ci sistemarono in fila indiana, una volta a terra scoprimmo di essere vicino a una stazione dei pompieri e dai poliziotti che parlavano tra loro di essere a Palermo, durante il nostro trasferimento notammo un elicottero sorvolare l'aeroporto con a bordo dei giornalisti che ci fotogravano dall'alto, i poliziotti hanno cominciato a gridare e a spintonarci facendoci attraversare una galleria fino ad arrivare in una stanza sotterranea dove ci rimanemmo per 6 ore, durante la nostra permanenza in quella stanza vennerò due funzionari del consolato tunisino di Palermo che ci facerò delle domande,uno scriveva e l'altro faceva le domande per capire se eravamo tunisini. Ad un certo punto un nostro compagno si alzò lamentandosi per la fame, fu bloccato da due poliziotti dal volto coperto e fatto tacere a manganellate davanti i nostri sguardi stanchi e impauriti, lo hanno colpito prima nelle gambe facendogli perdere l'equilibro per poi finirlo con calci e manganellate. Una volta finite le '' operazioni di riconoscimento'' da parte dei funzionari inizia l'operazione d'imbarco dei 30 tunisini sullo stesso aereo di prima, che ricordo aveva una scritta blu sulla fiancata. Erano le 18 quando l'aereo prende il volo destinazione Tunisi, seduto nella stessa posizione chinata con i polsi e le caviglie bloccate da manette e catena. Il viaggio dura un'ora e mezza, dieci minuti prima dell'arrivo a Tunisi i poliziotti iniziano a toglierci le manette. Una volta atterati i poliziotti si accalcarono vicino la cabina di pilotaggio e ci posizionarono in fila indiana, aperto il portellone iniziarono a spingerci con forza gridando'' Forza forza'', uno dei tunisini rispose al poliziotto '' non siamo terroristi, non siamo Bin laden'' la risposta del poliziotto fu '' Va al diavolo ''  a fianco del portellone c'era un ispettrice con un cumulo di fogli in mano con su le nostre foto che ci faceva uscire a uno a uno''.

All'aeroporto Tunisi-Cartagine



''Dopo essere scesi dall'aereo la polizia tunisina ci condusse in una piccola stanza dell'aeroporto dove ci interrogarono uno a uno ,'' quanto hai pagato per il viaggio a Lampedusa? Quando sei arrivato ? Da dove sei partito ? '' Facendoci firmare dei documenti. Subito dopo telefonai a mio padre che mi venne a prendere''.


Dopo quell'esperienza Zouhair non esce di casa per 3 settimane , sotto shock e traumatizzato dall'esperienza lampedusana. Durante l'intervista il padre presente assieme al figlio ci illustra dei certificati medici rilasciati il 2 giugno da un ospedale di Tunisi dove gli venivano diagnosticati perturbazioni psicologiche e lesioni sulla schiena dovute alle manganellate subite.


Ancora oggi l'Italia respinge i migranti.....





ACNUR :  Alta commissione delle nazioni unite per i rifugiati
OIM: organizazzione internazionale per le migrazioni


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