giovedì 31 maggio 2012

C.I.E di Milo : Intervista a Khlifa

Ingresso inaspettato all'interno del C.I.E di Milo . Centinaia le denunce fatte dagli ospiti contro le difficili condizioni del luogo.
Una delle testimonianze più dure è di Khlifa, tunisino rinchiuso da mesi nel C.I.E e selvaggiamente picchiato dopo la tentata fuga da un Ospedale di Trapani ...










KHLIFA , RACCONTACI COME TI SEI PROCURATO QUESTE LESIONI ? 




KHLIFA 30 ANNI
Dovevo fare una radiografia alla mano destra dolorante da ormai parecchie settimane , chiesi invano per giorni di essere visitato fino a quando non decisero di portarmi in un ospedale di Trapani per una radiografia. Scortato e trasferito con una volante, all'arrivo all'ospedale tentai la fuga . Raggiunsi la strada nei pressi dell'ospedale,  stavo correndo quando una volante m'investi . Una volta a terra mi bloccarono, uno di loro per farmi stare fermo mi bloccò la testa tenendomi per i capelli , per poi  picchiarmi con calci e manganelli sul busto e sulle gambe. Mi misero le manette ai polsi e una volta a bordo della volante che stava facendo ritorno nel C.I.E mi picchiarono di nuovo colpendomi nel torso e nelle parti intime del corpo minacciandomi '' se parli ti finisce male '' . Guarda come sono ridotto, viviamo come dei cani ,ogni volta che protestiamo o tentiamo la fuga , entrano con gli idranti colpendoci con dei getti d'acqua violentissimi....


                                                 LE  LESIONI SUL CORPO DI KHLIFA 





















Il racconto di Khlifa viene interrotto da un altro tunisino che ci mostra nervosamente altri lividi dietro il collo del connazionale :

''Ci trattano come dei cani, guarda come lo hanno ridotto , inoltre quattro ore prima che arrivaste pulirono da cima a fondo lo spazio dove adesso ci  troviamo e portarono delle sedie e dei tavoli nuovi all'interno delle stanze,  nascondendo alcuni  migranti con evidenti lividi nel corpo in un altra sezione del C.I.E inaccessibile ai giornalisti , se solo poteste organizzare una visita a sorpresa del centro per  poterne vedere le reali condizioni ''












C.I.E : Centro d'identificazione ed espulsione

domenica 27 maggio 2012

MIGRANTI TUNISINI SCOMPARSI : VITTIME DELL'ISLAMOFOBIA

Sedici mesi fa scomparivano 250 giovani tunisini, partiti dalla Tunisia alla ricerca di un futuro migliore, di loro si persero completamente le tracce. Alcuni dei parenti , alla ricerca disperata della verità circa la loro sorte, affermano di possedere le prove certe dell'arrivo del loro caro a Lampedusa, uno di loro è Ahmed Benhassine, fratello del Amine Benhassine,  giovane disperso dal 9 settembre 2010. 


Ahmed Benhassine con in mano la foto del fratello disperso
''  Mi chiamo Ahmed Benhassine , fratello di Amine Benhassine. Dovete sapere che prima che prendesse il largo mio fratello fu insistentemente perseguitato dalla Polizia del regime di Ben Ali in quanto musulmano praticante , fu cosi che parti' all'improvviso senza dirci nulla. Parti' la notte del 9 settembre 2010 da Bizerta ( nord della Tunisia ) assieme a quattro amici del quartiere, e da allora non sapemmo più nulla di lui e dei suoi compagni di viaggio. Il giorno seguente lo cercammo disperatamente per tutta la città, ma le uniche informazioni che siamo riusciti ad ottenere erano quelle riguardanti il loro orario di partenza, le 22 :00, e le caratteristiche della loro imbarcazione : un barcone di 6 metri dotato di motore fuoribordo, chiedemmo alla polizia tunisina informazioni, ma gli agenti, dopo aver controllato le generalità dei dispersi nei loro computer, al posto di aiutarci ci chiesero minacciosamente dove sia finito mio fratello, fu cosi che la polizia avvio' le indagini contro mio fratello e i suoi amici, sospettati, come molti loro coetanei musulmani praticanti e assidui frequentatori della moschea , di essere dei terroristi salafiti ''  

 I dispersi , da sx : Amine Benhassine , Mahzoud Taha,
Mohamed Amine Arafa , Mzeh Imed
In balia dei tristi ricordi Ahmed mostra e sbandiera rabbiosamente un foto del fratello

 '' secondo voi questo è il volto di un terrorista ? Mio fratello era un studente modello, era conosciuto in città, era un bravo ragazzo, e come molto giovani della sua età aveva dei sogni , delle ambizioni , e sapeva benissimo che rimanendo in Tunisia di Ben Ali non li poteva raggiungere. Tre giorni dopo la sua partenza il giornale di Sicilia  pubblico' un articolo circa l'arrivo di un barcone con a bordo 5 ragazzi di nazionalità tunisina che furono trasferiti a Porto Empedocle per l'identificazione. Chiedemmo informazioni di nuovo alla polizia prima e alla guardia costiera tunisina dopo, per confermare la notizia, ma nulla. Aspettammo invano una telefonata da parte dei ragazzi, fino a quando non siamo venuti a sapere che le autorità tunisine avvisarono le autorità italiane dichiarando che i cinque sbarcati a Lampedusa il 10 settembre non erano altro che terroristi islamici in fuga dalla giustizia,. Quasi un anno dopo fui invitato ad unirmi alla delegazione dei familiari dei dispersi , arrivai in Sicilia il Gennaio scorso, e sapevo già dove iniziare la mia ricerca . Il C.I.E di Caltanissetta dove sospetto siano rinchiusi i cinque ragazzi , quando mi recai li parlai con alcuni impiegati tunisini al C.I.E che mi confermarono con molta titubanza e preoccupazione la presenza  all'interno del centro di detenzione di cinque ragazzi tunisini '' appartenenti al 2010'' , la stessa informazione mi fu confermata e subito smentita  dal vice console tunisino. Mio fratello è ancora vivo ne sono assolutamente certo, la notizia pubblicata sul giornale di Sicilia ne è la prova più evidente, è impossibile che siano morti, continuerò a cercarlo sino a quando non si dissolverà il mistero''

Immagine prova tratta da un fotogramma del tg5 raffigurante alcuni '' desaparecidos'' ,
alcuni parenti , riconosciuto un loro caro , ne hanno il nome in arabo.

  

Nonostante le prove certe ( vedi immagine in alto ) circa  l'arrivo a Lampedusa di alcuni ''desaparecidos '', rimane ancora irrisolto il caso dei 250 migranti tunisini scomparsi....



giovedì 17 maggio 2012

RIFORME , DIRITTI UMANI E GIUSTIZIA NELLA TUNISIA DI ENNAHDA